|
Informazioni Generali:
PASSAPORTO E VISTI
Accertarsi di
essere in regola con il passaporto e che la sua validità sia di almeno
altri sei mesi dalla data di entrata in India. Accertarsi inoltre di
essere in regola con il visto consolare e con la marca da bollo.
DISPOSIZIONI SANITARIE
Nessuna
vaccinazione è obbligatoria. E’ consigliabile l’anti-tifica previo
consulto medico.
Da evitare
verdure crude e mangiare la frutta solo se da sbucciare.
L’acqua dei
rubinetti non è potabile; nelle stanze degli alberghi si trova
generalmente un contenitore di acqua bollita che è potabile. Attenzione
al ghiaccio nelle bevande e nei drinks -spesso viene fatto con l’acqua
dei rubinetti -, alle bibite troppo fredde ed al gelato. Per maggior
sicurezza si consiglia di bere acqua minerale imbottigliata, birra
(molto buona), tè e bibite in genere. Il vino, non è molto buono, ed è
piuttosto caro.
Nel pronto
soccorso personale è bene munirsi di medicine contro la dissenteria, di
un antibiotico ad ampio spettro, delle aspirine ed un analgesico;
portare con sè anche una crema antisettica ed un repellente per gli
insetti, dei cerotti, delle garze sterili e un disinfettante. Inoltre,
per combattere la spossatezza, possono essere utili delle pastiglie di
sali minerali.
BAGAGLIO
Si fa presente che il
bagaglio deve essere costituito da sacche morbide possibilmente
impermeabili (anziché valigie rigide). Questo perché le sacche sono di
ingombro minore e la sistemazione sui veicoli notevolmente semplificata.
Il peso complessivo a persona non deve superare i 15 Kg. Ogni collo
dovrà essere contraddistinto dalla nostra etichetta riportante nome,
cognome, indirizzo e recapito telefonico del proprietario per una più
facile ed immediata identificazione. Una borsa a tracolla o uno zaino a
spalla potranno rivelarsi utili durante le escursioni giornaliere per il
trasporto di quelle cose che si desideri tenere a portata di mano.
Consigliamo sempre di prestare attenzione al proprio bagaglio e di non
portare con sé oggetti di valore. É buona norma pertanto conservare
documenti e denaro in un'apposita cintura o in una borsetta tipo
marsupio. Consigliamo inoltre di portare con sé le fotocopie dei propri
documenti da conservare in una valigia a parte.
BAGAGLIO A MANO
DURANTE IL VIAGGIO AEREO
NUOVE REGOLE DI
SICUREZZA IN AEROPORTO
(Il presente
documento è stato ideato congiuntamente dalla Commissione Europea,
dall’Associazione delle compagnie aeree europee e dall’ associazione dei
gestori aeroportuali europei.
Disclaimer: Il
presente documento riassume per informazione al passeggero i punti
salienti della regolamentazione europea; non è il reale testo della
norma)
UNA GUIDA RAPIDA
PER AIUTARE IL PASSEGGERO
Per proteggervi
contro la nuova minaccia derivante dagli esplosivi liquidi, l’Unione
Europea ha adottato nuove regole di sicurezza che restringono la
quantità di liquidi che possono essere introdotti nelle aree sterili.
Tali regole si applicano nei confronti di tutti i passeggeri in partenza
dagli aeroporti dell’Unione Europea, verso qualsiasi destinazione. Ciò
significa che, ai controlli di sicurezza, il passeggero e relativo
bagaglio a mano devono essere controllati per verificare la presenza di
liquidi. Comunque, le nuove regole non limitano la quantità di liquidi
che possono essere acquistati presso gli esercizi commerciali situati
oltre il punto di controllo del titolo di viaggio od a bordo di un
aeromobile di compagnia appartenente all’Unione Europea.
Le nuove regole si
applicano a partire da lunedì 6 novembre 2006, in tutti gli aeroporti
dell’Unione Europea, in Norvegia, Islanda e Svizzera a meno di eventuali
modifiche.
COSA C’E’ DI
NUOVO?
Durante la
preparazione del bagaglio a mano
E’ consentito
portare solo piccole quantità di liquido nel bagaglio a mano. Tali
liquidi devono essere posti in singoli contenitori della capacità
massima di 100 ml ciascuno. Tali contenitori devono essere chiusi in una
busta di plastica trasparente, richiudibile di capacità non superiore ad
1 Litro per singolo passeggero (vd. la foto in basso).
In aeroporto
Per agevolare gli
operatori di sicurezza occorre:
- presentare tutti
i liquidi trasportati agli operatori per il controllo
- togliere giacche
e/o soprabiti. Devono essere controllati separatamente dal passeggero
- rimuovere pc
portatili ed altri oggetti elettrici /elettronici di grandi dimensioni
dal bagaglio a mano. Devono essere controllati separatamente dal
bagaglio a mano
ELENCO
I liquidi
includono:
- acqua ed altre
bevande, zuppe, sciroppi
- creme, lozioni
ed olii
- profumi
- spray
- gel, inclusi
quelli per capelli e shampoo
- contenitori
pressurizzati, Inclusa schiuma da barba, alter schiume e deodoranti
- sostanze
pastose, incluso il dentifricio
- sostanze miste
liquide/solide
- mascara
- ogni altro
articolo con caratteristiche simili.
COSA NON CAMBIA?
E’ sempre
possibile:
- porre le
sostanze liquide nel bagaglio da imbarcare in stiva – le nuove regole
riguardano solo il bagaglio a mano
- trasportare nel
bagaglio a mano medicine ed altri cibi per diete particolari, incluso il
cibo per bambini, da utilizzare durante il viaggio. Al passeggero può
essere richiesta prova della effettiva necessità di tale trasporto.
- acquistare
liquidi come bevande e profumi sia in un esercizio commerciale
dell’Unione Europea qualora sito oltre il punto di controllo del titolo
di viaggio od a bordo di un aeromobile di compagnia appartenente
all’Unione Europea.
Qualora venduti in
una busta speciale sigillata non aprirla sino a che non siano stati
effettuati i controlli di sicurezza – altrimenti il contenuto potrà
essere sequestrato presso il punto di controllo. (qualora il passeggero
sia in transito su uno scalo dell’Unione Europea, non aprire la busta
prima che sia stato effettuato il controllo presso l’aeroporto di
transito, o presso l’ultimo aeroporto in caso di più transiti
successivi).
Le suddette
quantità di liquidi sono in più rispetto a quelle più sopra menzionate e
poste nelle buste di plastica richiudibili.
Per qualsiasi
dubbio, chiedere aiuto alla compagnia aerea o agente di viaggio prima di
intraprendere il viaggio.
I passeggeri sono
pregati di essere pazienti e collaborare con gli operatori sicurezza e
delle compagnie aeree.
ARTICOLI
PERICOLOSI NEL BAGAGLIO
É vietato portare
articoli considerati pericolosi, indicati nella risoluzione IATA 745 ed
elencati sul biglietto aereo. Sono vietati inoltre alcuni articoli di
uso comune che possono risultare pericolosi in volo:
-
fiammiferi, accendini e ricariche - combustibili e gas da campeggio -
fuochi d'artificio, diluenti, lacche e solventi.
UNITA’ MONETARIA
La moneta
ufficiale è la rupia indiana (INR) divisa in 100 paisa. Il cambio
ufficiale (novembre 2004) è: 1 US$= 45,46 INR / 1 € = 57,77 INR. Sono
normalmente accettate le carte di credito. Nessuna restrizione per
l’importazione e l’esportazione di valuta straniera. All’arrivo in
India viene rilasciato un formulario per la dichiarazione della valuta
che deve essere restituito alla partenza.
Quando
cambiate denaro in banca o presso un cambiavalute autorizzato, dovreste
ricevere un certificato di avvenuto incasso. In alcuni alberghi dovrete
mostrarlo, prima di effettuare il pagamento in rupie indiane
CARTE DI CREDITO
Le principali
carte di credito sono accettate nei maggiori negozi e nei grandi
alberghi.
Ci posssono
essere difficoltà ad effettuare pagamenti con DINER'S.
ELETTRICITA’
230-240 V, 50
HZ. E’ consigliabile munirsi di un adattatore universale.
MANCE
“baksheesh”,
ve lo sentirete dire spesso durante il viaggio. Sono d’obbligo! Vanno
distribuite equamente in conformità ai servizi resi da autisti, guide,
facchini, personale dei ristoranti ecc. Per i viaggi di gruppo
l’accompagnatore raccoglierà, all’inizio del viaggio, una somma pari a
USD 45 per persona che sarà distribuita secondo giusto criterio, Per i
viaggi individuali le mance sono a discrezione dei clienti.
ORARI:
Banche: 10.00
- 14.00 dal lunedì al venerdì e 10.00 - 12.00 il sabato Negozi:
10.00 - 19.00
FUSO ORARIO
L’India si
trova 4 ore e mezza più avanti dell’Italia, 3 ore e mezza quando in
Italia è in vigore l’ora legale.
COMUNICAZIONI
Per
telefonare dall’India non ci sono grossi problemi. E’ possibile chiamare
dall’hotel ed in questo caso il costo è piuttosto alto oppure si può
ricorrere alle cabine telefoniche gialle - facilmente identificabili
dall’insegna STD/ISD - dove si può chiamare a prezzi veramente molto
bassi. E’ un servizio - quello delle cabine STD/ISD - davvero geniale!!!
Telefonia
mobile:
è attivo il servizio di roaming con Telecom e Wind, generalmente la
comunicazione è possibile dalle grandi città, Delhi, Bombay, Jaipur
mentre ci possono essere difficoltà in alcune zone più remote ed
isolate.
NORME E LEGGI
La legislazione indiana è particolarmente severa nei confronti dei
reati collegati agli stupefacenti, prevedendo condanne di almeno
dieci anni di carcere per il possesso anche di modeste quantità di
stupefacenti, senza distinzione tra droghe leggere e pesanti. I casi di
connazionali arrestati per reati di questo tipo sono in aumento, specie
nella regione himalayana dello Himachal Pradesh. Le autorità di polizia
locali, un tempo più tolleranti, hanno inasprito la loro condotta. In
casi del genere, a parte le condizioni di detenzione particolarmente
difficili, vanno considerati anche i lunghi tempi della giustizia
indiana. Particolare severità viene inoltre applicata nei reati contro
la persona, come nel caso di abusi ai danni di minori. Casi del genere
che hanno implicato occidentali si sono verificati in passato, in
particolare a Goa. Le pene possono giungere fino al carcere a vita.
SICUREZZA
Per recarsi nel Sikkim ed in quattro Stati del Nord-Est (Arunachal
Pradesh, Nagaland, Manipur e Mizoram) è necessario ottenere uno speciale
permesso da parte delle Autorità indiane. Il resto del Paese presenta
condizioni di sicurezza accettabili. Nota a parte per la regione del
Kashmir che puo’ essere visitata a periodi alterni a seconda della
situazione politica. può essere visitata in condizioni di sicurezza il
Ladakh, raggiungibile per via aerea o per via terrestre da Manali. E'
preferibile evitare di viaggiare di notte in auto ed in autobus su
strade extraurbane, in ragione dell'elevato rischio di incidenti
automobilistici. Per gli spostamenti a medio e lungo raggio è meglio
ricorrere al treno o all'aereo. Occorre inoltre adottare un
comportamento adeguato per evitare di offendere le credenze religiose,
le tradizioni ed i costumi locali, che variano da zona a zona.
FOTOGRAFIA Nessun problema per scattare fotografie. Quasi
sempre, quando si accede ad una zona monumentale, viene richiesto di
pagare un biglietto per la macchina fotografica e per la video-camera
(solitamente poche rupie). Per quanto riguarda la video camera, non è
più necessario dichiararla all’arrivo. E’ inoltre proibito, per ragioni
di sicurezza, scattare fotografie negli aeroporti, nelle stazioni
ferroviarie e nei pressi di ponti e zone militari.
Non lasciare
le pellicole impressionate all’interno dei bagagli poiché questi, sia in
entrata che in uscita dal Paese, sono controllati da un detector che
potrebbe danneggiarle.
ABBIGLIAMENTO Abiti sportivi e comodi. Indumenti leggeri per il
giorno, camicie sportive, scarpe confortevoli, occhiali da sole ed un
impermeabile. Per la sera e per la forte aria condizionata negli
alberghi è consigliabile avere a portata di mano un maglione e, per le
signore, uno scialle. Per visitare i luoghi di culto è opportuno evitare
di indossare abiti troppo succinti.
Importante:
prima di entrare nei templi e nelle moschee è usanza -obbligo- togliersi
le scarpe; solo a volte, non sempre, sono disponibili dei sopra scarpe
ed in questo caso generalmente è consentito tenere le calze
(consigliate poiché non tutti i templi sono puliti).
SHOPPING E ARTIGIANATO
L’India è un grande
bazar, un vero e proprio paradiso per i cacciatori di ricordi.
Oggetti utili
ed artistici, prodotti di artigianato familiare, si possono acquistare
dovunque. Non c’è materiale, per quanto modesto, che l’artigianato
indiano non trasformi in oggetto utile. Lo stesso si può dire per i
materiali più preziosi, di cui l’India è produttrice in quantità
sbalorditive. Scialli del Kashmir, broccati di Benares, gioielleria,
avorio intagliato, articoli di cartapesta, oggetti di metallo
intarsiato, tappeti: tutti prodotti da abili mani, con vivo senso del
colore, in una tradizione che si tramanda da generazioni. Si distinguono
i vasellami di Jaipur e Gwalior così come gli oggetti in ottone con
intarsi e lavori di smalto di Jaipur, Benares e del Kashmir.
Cuttack,
nell’Orissa, è famosa per la filigrana d’oro e d’argento, mentre Mysore
è nota per gli intagli in legno e avorio.
Per i lavori
in legno i centri principali rimangono Mysore, Trivandrum, il Gujarat e
il Kashmir. I tessuti indiani, fatti a mano, sono notevoli per gli
audaci colori e disegni e pochi sono i turisti che tralasciano
l’acquisto di un “Sari”, la tipica veste femminile oppure il “Dhoti”,
l’abito maschile.
Infine Jaipur è
famosa fin dai tempi antichi per le pietre preziose e semipreziose ma
nell’acquisto - è opportuno sottolinearlo - è d’obbligo la competenza.
Vastissima è la produzione di oggetti antichi ma rari sono i pezzi
d’antiquariato. Vengono offerte pelli di cobra e pitone la cui
esportazione è proibita come anche quella di avorio.
CLIMA
In un Paese
tanto esteso il clima è alquanto diversificato. Nella pianura
gangetica, da novembre a marzo, abbiamo la stagione secca, l’inverno,
con temperature miti e più adatte al turista europeo. Giunge poi
improvvisa l’estate con temperature di 40 e più gradi fino a giugno,
quando arrivano i monsoni e tutto il territorio si trasforma in una
distesa di verde. Diverso è il clima nel Kashmir, dove si può trovare
refrigerio durante le torride estati. Il periodo migliore per visitare
il Kashmir, che ha un clima molto simile a quello italiano, è da giugno
a settembre. Per viaggiare nel Ladakh i mesi di luglio e agosto sono i
migliori. Meglio evitare le regioni orientali durante il periodo
estivo.
Per quanto
riguarda il Sud invece, da evitare luglio e agosto nella regione del
Kerala, esposta al monsone da sud-ovest, mentre per quanto riguarda il
Tamil Nadu ci possono essere piogge tra ottobre e dicembre, la coda del
monsone da nord-est, denominato il “piccolo monsone”. Anche per l’India
del Sud comunque il periodo migliore è quello che va da ottobre a
marzo/aprile. A grandi linee comunque, l’anno indiano si può così
suddividere:
STAGIONE
SECCA da ottobre a
febbraio
STAGIONE
CALDA in marzo ed aprile
STAGIONE
UMIDA in maggio e giugno
STAGIONE
DELLE PIOGGE da luglio a settembre
|
|
gen |
feb |
mar |
Apr |
mag |
giu |
lug |
ago |
set |
ott |
nov |
dic |
|
New Delhi |
22/7 |
24/10 |
28/15 |
35/21 |
39/27 |
38/29 |
36/28 |
35/27 |
35/25 |
35/18 |
29/12 |
24/8 |
|
Calcutta |
27/13 |
28/15 |
34/20 |
36/24 |
35/25 |
34/26 |
31/26 |
31/26 |
31/26 |
31/23 |
30/19 |
27/14 |
|
Bombay |
28/19 |
28/20 |
30/22 |
31/24 |
32/26 |
30/26 |
29/25 |
28/24 |
29/24 |
30/24 |
30/23 |
28/20 |
|
Madras |
31/20 |
32/20 |
34/22 |
36/26 |
38/28 |
37/27 |
34/26 |
35/26 |
34/25 |
32/24 |
30/22 |
29/20 |
|
Bangalore |
28/14 |
30/16 |
32/18 |
33/20 |
32/20 |
30/19 |
28/19 |
28/19 |
28/18 |
28/18 |
27/17 |
26/16 |
|
Trivandrum |
30/23 |
31/24 |
31/26 |
31/26 |
31/26 |
29/25 |
28/24 |
29/21 |
29/25 |
29/24 |
29/24 |
30/24 |
|
Port Blair |
29/24 |
30/25 |
30/26 |
30/26 |
31/26 |
29/25 |
28/25 |
29/25 |
29/25 |
29/24 |
29/24 |
29/23 |
GEOGRAFIA
L’India si può dividere in tre zone
principali:
·la
zona montuosa Himalayana
la
pianura Indo-gangetica
·l’altipiano
del Deccan con la penisola meridionale.
Il sistema Himalayano
è un susseguirsi di catene di montagne che si estende su un arco di
2.400 Km con oltre 40 cime che superano i 7.000 m.
La pianura Indo-gangetica
è la più vasta estensione alluvionale al mondo, un bassopiano che si
estende dal Bengala al Mar Arabico e che comprende le parti più ricche e
popolose dell’India, le stesse che nel corso di millenni subirono le
invasioni dei popoli asiatici. L’aspetto è vario e a seconda della
piovosità può essere lussureggiante o desertica; verso il Pakistan c’è
il deserto del Thar, a nord-ovest si trova invece il Punjab, una delle
regioni più fertili dell’India. A est di Delhi si espande l’Indostan,
ovvero la grande pianura del Gange, con gli affluenti che scendono
dall’Himalaya. Il Brahmaputra ha le sorgenti sul versante opposto
all’Himalaya, attraversa l’Assam ed il Bangladesh e si versa nel Gange
prima che questo raggiunga il Golfo del Bengala, formando così il grande
delta del Gange-Bramaputra che ha una superficie di 90.000 Kmq (5 volte
la superficie del Veneto).
L’altopiano del Deccan
con la penisola meridionale.
E’ la penisola indiana propriamente detta
e si estende a forma triangolare dalla pianura settentrionale fino
all’estremità di Capo Camorin. L’altopiano del Deccan è separato dalla
valle Indo-Gangetica da una catena di colline con una altezza che varia
tra i 500 e i 1.200 metri le cui cime principali sono gli Aravalli. La
penisola è bordata ai margini dai Ghats, “gradini”, orientali ed
occidentali con una altezza media di 1.000 metri.
La sottile striscia del Kerala, sulla
costa sud-occidentale è caratterizzata da una vegetazione estremamente
rigogliosa e lussureggiante ed è caratterizzata dalla presenza di
numerosissimi canali e lagune, le cosiddette “Back- waters”.
Non altrettanto ricca è la vegetazione
nell’altopiano centrale, ricoperto per 1/3 dal Regur, un terreno
argilloso, appiccicoso quando piove, ma fertilissimo, adatto in
particolare alla coltura del cotone.
GASTRONOMIA INDIANA
Nell’India del nord predomina il piatto di
carne di montone e pollo; nel sud invece troviamo una grande varietà di
curries che stuzzicano l’appetito. Ogni pasto consiste in un’unica
portata con diversità di cibi, accompagnati da svariati condimenti a
base di droghe e sottaceti. I piatti a base di pesce abbondano lungo le
coste.
Il riso è l’elemento che regna sovrano in
tutte le tavole e lo si usa cuocere a vapore per accompagnarlo poi con
gli appetitosi primi piatti. Può essere servito solo oppure con salse di
spezie o con intingoli vari. Tra le numerose varietà di pietanze a base
di riso c’è il “Pulau” alla Shah Jahan dove al riso con zafferano si
aggiungono bocconcini di montone o di pollo. L’arte culinaria indiana si
afferma con il “Kabab”, piatto molto comune nell’India del nord; è
costituito di piccoli pezzi di carne che viene cotta alla griglia sopra
una brace di carbonella fino a quando diventa tenera. Ad Hyderabad
troviamo l’ “halem” dove i bocconcini di carne di montone, saporiti con
spezie, vengono mescolati con grano macinato e cotto.
Originario del Kashmir è invece il “Roghan
josh”, un curry di carne ovina speziato con zenzero, coriandolo e
peperoncini verdi. Il pollo viene preparato in modi diversi ma il più
delizioso é il “Tandoori”, specialmente quello del Punjab che viene
cotto in un primitivo forno di argilla e con una limitata dose di
spezie. Si usa mangiarlo con il pane lievitato chiamato “Naan” e lo si
mangia con le mani. Il “Makhanwala” invece è un pollo preparato e
cotto assieme ad una ricca salsa a base di burro ed è tra i piatti
preferiti dell’India del nord.
I piatti a base di pesce sono famosi nel
Kerala dove troviamo i gamberi giganti . A Goa abbondano le ostriche che
si usa servirle fritte. Nel Kashmir ottima è la trota.
Il “Tandoori” di pesce è molto buono e più
che delizioso è il “pomfret”, molto comune nei menù di Bombay.
Molte varietà di pesce vengono preparate
secondo le tradizioni locali, come il “Dahi Machh”, piatto tipico del
Bengala dove un pesce che si chiama Hilsa viene reso forte con zenzero e
radici aromatiche in un curry allo yoghurt.
Il curry e il pane
La parola “curry” indica in origine un
particolare condimento diverso da quello che è oggi il significato.
“Curry” era la parola più facile per gli
inglesi per definire le salse che si combinavano con il riso. I curries
sono vari e molti sono stati perfezionati secondo il gusto della cucina
europea.
Il pane migliore è fatto con il grano
maturo del Punjab. Abbiamo il “Chapati”, pane non lievitato, ottimo per
il curry; il “Puris” pane cotto in un forno di argilla, il “reshmi
parathas” a strati molto sottili, ottimo per essere arrotolato attorno
al Kabab.
La frutta
In India predomina il mango; molto diffuso
è anche il jack-fruit (artocarpo); le banane crescono tutto l’anno e ce
ne sono di molte varietà; frutta stagionale sono le arance, i guaiavi,
la papaya, i meloni ed infine la noce di cocco.
I
dolci
Ce ne sono una varietà infinita. Si
possono ricordare il “Laddus” e i “Barfis” che sono a base di
pistacchio; i “Jalebis” che sono dolcissimi. A Bombay si trova l’ “
Halwa”, di diversi colori è farcito con noci tritate; a Calcutta il
dolce preferito è il “Sondesh”. Il dolce tradizionale dell’India del sud
è il “Paysam” . Si potrà concludere il pranzo con il “Rossagolla”, delle
palline di crema di formaggio in un denso sciroppo di zucchero e per le
grandi occasioni il dolce è il “Payash”
Al termine del
pasto è costume masticare il “Paan” composto da calce, noce di betel con
dentro misture di spezie e un chiodo di garofano, il tutto avvolto in
una foglia di betel.
USI E COSTUMI
Namaskar
Namaskar o namaste è la forma di saluto più usata in India, sia per
quando si incontra che per quando ci si separa da qualcuno. Durante il
saluto, si uniscono le palme delle mani e si portano alla fronte: la
mano destra rappresenta il Sé superiore o spirituale, quella sinistra
rappresenta invece la nostra natura più materiale, unite rappresentano
quindi la persona nella sua completezza. Tilak Questo è un segno
rituale sulla fronte che può assumere il significato di benedizione,
saluto o di buon auspicio. Il tilak è normalmente fatto con una pasta
rossa denominata kumkum e viene applicato nel punto tra le sopracciglia,
la sede della conoscenza e della concentrazione. E’ il punto in cui gli
yogis meditano per unirsi a Brahma ed è estremamente importante
nell’adorazione. Si pensa che tutte le azioni e tutti i pensieri abbiano
origine da questo punto per cui questo segno rosso rappresenta la
“ricerca” individuale per l’apertura del terzo occhio o occhio
spirituale. Tutte le cerimonie ed i rituali hindù iniziano col tilak e
con alcuni grani di riso applicati su questo punto con l’indice oppure
col pollice. Questa usanza è usata anche quando si ricevono o si
salutano ospiti o parenti. Arati Si tratta di un rituale
praticato come un atto di amore e di devozione. Viene fatto spesso anche
per cercare la benedizione divina, quando si accolgono ospiti, per il
compleanno di bambini, per occasioni speciali o per accogliere coppie
appena sposate. Il rito dell’Arati consiste nel disporre 5 piccole
lampade (chiamate niranjanas) riempite di olio in un vassoio di
metallo ed un batuffolo di cotone viene messo nelle lampade. Nel vassoio
viene messa anche una conchiglia piena di acqua, foglie particolari o
fiori ed incenso. Le lampade vengono quindi accese ed il vassoio viene
fatto roteare davanti all’immagine della divinità oppure davanti alla
persona che viene accolta. Lo scopo del rito dell’Arati è quello di
tenere lontano il malocchio e le cattive influenze. Bindi Questo
è un segno di buon auspicio portato da ragazze e donne. La parola Bindi
deriva da Bindu, il termine sanscrito che significa punto. Si tratta di
solito di un punto fatto con polvere rossa collocato sulla fronte tra
le sopracciglia. Il Bindi è considerato il simbolo della dea Parvati e
come tale rappresenta l’energia femminile. E’ tradizionalmente un
simbolo di matrimonio che protegge la donna e suo marito ma ultimamente
è diventato un vero elemento decorativo ed è portato indistintamente da
donne sposate e non e da ragazze. Al giorno d’oggi si vedono quindi
Bindi di tutti i colori e di tutte le forme, fatti anche di feltro e
decorati con vetro colorato e brillantini.
Ghirlande
Le
ghirlande di fiori vengono generalmente offerte come segno di rispetto e
di onore, per accogliere ospiti oppure per adorare divinità. Sono fatte
generalmente con fiori di gelsomino e calendule arancioni, quindi
sempre molto profumate e colorate.
Ornamenti femminili
Molte donne indiane portano una spilla al naso decorata con pietre
preziose. In origine era esclusivamente un simbolo di purezza e
matrimonio, adesso però anche molte ragazze lo indossano come semplice
decorazione. Abbiamo poi il “mangalsutra”, una collana fatta di perline
nere, simbolo di matrimonio quindi l’equivalente della nostra fede. La
collana è allacciata dallo sposo attorno al collo della sposa. Le donne
sposate indossano il mangalsutra per proteggere il loro matrimonio e la
vita del loro marito e per tenere lontano il male. Nell’India del Sud il
mangalsutra è chiamato “tali”.
IL CINEMA IN INDIA
Negli ultimissimi anni
gli studi cinematografici di Cennai (Madras) hanno sfornato 250
pellicole all’anno, rubando il primato addirittura a Mumbai, cui è
sempre andato il primo posto per questo tipo di produzione. Fra gli
studi che si possono visitare ricordiamo quelli della MGR Film City che
possiede molte scenografie all’aperto, oppure quelli dei Vijaya, dei
Prasad e degli AVM (nella zona di Kodambakkam).
Mumbai invece viene
addirittura soprannominata Bollywood, perché possiede una lunga
tradizione cinematografica e attorno al quartiere di Film City concentra
moltissimi studi cinematografici che coprono quasi un quarto della
produzione di tutto il paese. Esiste anche una collina con le ville dei
divi della celluloide, Malabar Hill. Il mercato indiano offre ben 800
lungometraggi all’anno, una cifra sbalorditiva che neanche lontanamente
si avvicina a quella dei mercati europei. Si tratta però per il 90% di
pellicole di largo consumo, i cosiddetti ‘masala movie’, che ricercano e
si accattivano il favore popolare in tutti i modi con storie
melodrammatiche, mielose, passando tranquillamente dallo spionaggio, al
musical, dai balletti alle arti marziali, il tutto amalgamato in un mix
che agli occhi europei risulta davvero kitsch. Salaam Bombay, la
bella pellicola ‘neorealista’ del 1988 firmata da Mira Nair, all’interno
di questo panorama
sembra davvero costituire una strana eccezione. In
realtà si lega ad un filone colto che, vittima di un mercato ristretto
con qualche rara occasione sulle vetrine dei festival internazionali, ha
sempre cercato con molta serietà e coerenza di analizzare le
problematiche sociali del paese. Segnaliamo anche il film “monsoon
wedding” che ha vinto la mostra del cinema di Venezia nel 2001.
FESTIVITA’
Il calendario
indiano è un susseguirsi di feste, una più fantastica dell’altra. Alle
feste degli induisti si aggiungono quelle dei mussulmani, dei giainisti,
dei sikh, dei parsi e dei cattolici. Quelle degli induisti sono
solitamente le più colorate e suggestive.
Ecco le principali:
PONGAL, nel mese di gennaio, si svolge nel
sud dell’India e per tre giorni si festeggia il nuovo raccolto.
REPUBLIC DAY, LA GIORNATA DELLA
REPUBBLICA, il 26 gennaio - E’ la più grande festa nazionale con parate
militari.
THAIPUSAM, in Tamil Nadu a
gennaio/febbraio. Nei templi dedicati al Dio Kartikeya spettacolari
camminate sui carboni ardenti.
VASANT PANCHAMI, nel mese di
gennaio/febbraio. Si festeggia in tutta l’India, ma in particolare nel
nord, in onore della dea della saggezza, Saraswati.
FESTIVAL DI MADURAI, nel mese di
gennaio/febbraio. Si svolge a Madurai, nel Tamil Nadu, in onore della
nascita di Tirumala Nayak, il sovrano di Madurai del XVII secolo.
SHIVARATRI, nel mese di
gennaio/febbraio. Si celebra in tutta l’India ed è dedicata al dio
Shiva.
HOLI, nel mese di febbraio/marzo. Si
festeggia in tutta l’India e segna la fine dell’inverno.
DESERT FESTIVAL, nel mese di febbraio. Si
svolge a Jaisalmer, in Rajasthan. Durante i tre giorni di
festeggiamenti, gare di cammelli, danze e musiche.
POORAM, nel mese di aprile/maggio . E’ il
festival più spettacolare del Kerala, con colorate processioni di
elefanti.
MEENAKSHI KALYNAM, nel mese di
aprile/maggio. Si svolge a Madurai in onore del matrimonio simbolico di
Meenakshi con il dio Siva.
FESTIVAL DI HEMIS, alla fine di giugno nel
monastero di Hemis, il più grande del Ladakh. Festeggiamenti in onore
della nascita di Guru Padmasambava, con splendide danze accompagnate da
cimbali e tamburi.
RATH YATRA, nel mese di luglio. E’ lo
spettacolare festival dei grandi carri del famoso tempio di Jagannath a
Puri, nell’Orissa.
ONAM, in agosto, la festa più famosa del
Kerala, con la spettacolare regata nei canali delle backwaters
DIWALI, La festa delle luci, a novembre
in tutta l’India, è una delle feste più belle. Ci sono lampade accese
dappertutto, le case sono decorate, alle porte sono appese ghirlande di
foglie e fiori e sul pavimento davanti all’ingresso si fanno disegni
colorati per accogliere gli ospiti.
FIERA DI PUSHKAR,
ottobre/novembre, la più celebre fiera del Rajasthan, con un grande
mercato di cammelli e con migliaia di pellegrini che vengono a bagnarsi
nelle acque sacre del Lago di Pushkar, località vicino ad Ajmer. E’ una
grande festa colorata che dura 12 giorni.
Letture consigliate
»
Mahabharata e Ramayana,
i grandi poemi epici indiani, sono disponibili nella versione dello
scrittore R.K. Narayan pubblicata dall'editore Guanda.
» Racconti dall'India, a cura
di Claudio Gorlier (Oscar Mondadori, Milano), per un assaggio di prosa
indiana, e Rose d'India (Edizioni e/o, Roma 1996), raccolta dedicata a
opere brevi di scrittrici.
» Kim (di cui esistono numerose
traduzioni in italiano, in particolare di Mondadori e Garzanti) e
Racconti semplici delle colline (Guaraldi, Rimini 1995) di Rudyard
Kipling: romanzi ambientati nel pittoresco mondo indiano da colui che è
per antonomasia l'interprete vittoriano dell'India.
» L'India (senza gli Inglesi)
di Pierre Loti (EDT, Torino 1992): ufficiale della marina francese,
viaggiatore per dovere e per passione, Loti è l'autore di un ritratto
dell'India di inizio '900 che, tralasciando qualsiasi accenno al
colonialismo britannico, descrive un paese di grande fascino
caratterizzato da abissali contrasti.
» Viaggi in India di Norman
Lewis (Feltrinelli 'Traveller', Milano 1993) è un'interessante
descrizione del viaggio dell'autore nel Bihar e tra i villaggi tribali
dell'Orissa.
» Passaggio in India di E.M.
Forster (Oscar Mondadori, Milano 1988) coglie perfettamente
l'incomprensione tra Inglesi e Indiani.
» Dall'India di Hermann Hesse
(Oscar Mondadori, Milano 1990): una raccolta di racconti ispirati a un
viaggio compiuto dal celebre scrittore nel 1911; il suo romanzo più
famoso, Siddharta (Adelphi, Milano 1993), si svolge sullo sfondo di
un'India metafisica e contemplativa, popolata di personaggi alla ricerca
dell'Assoluto.
» India di Mircea Eliade
(Bollati Boringhieri, Torino 1991): gli appunti di viaggio del celebre
storico delle religioni, recatosi in India per incontrare il poeta
Tagore e visitare città e monasteri.
» Verso la cuna del mondo.
Lettere dall'India di Guido Gozzano (EDT, Torino 1998; collana 'Viaggi e
Avventura'): resoconti di viaggio che contengono tutta la magia e le
ambiguità dell'India.
» Storia dell'India di Stanley
Wolpert (Bompiani, Milano 1992): voluminosa ma economica nella versione
in brossura.
» Storia dell'India di Hermann
Kulke e Dietmar Rothermund (Mondadori, Milano 1991): corposa ed
esauriente, come la Storia dell'India di Jean Daniélou (Astrolabio
,'Civiltà dell'Oriente', Roma).
» L'India oggi, a cura di
Enrica Pischel Collotti (Franco Angeli, Milano 1984): per approfondire
momenti specifici della storia indiana contemporanea; è una raccolta di
saggi che si sofferma sui temi dell'induismo, delle caste, della
colonizzazione britannica, dell'economia e della politica interna ed
estera.
» La civiltà indiana e noi di
Luis Dumont (Adelphi, Milano 1986) è un prezioso contributo alla
comprensione della società indiana e dei motivi che ce la fanno apparire
distante ed estranea.
» La civiltà occidentale e l'India
di Rabindranath Tagore (Bollati Boringhieri, Torino 1991): un
contributo alla comprensione delle differenze da parte del grande poeta
indiano.
» Cultura e società in India
di Ashis Nandy e altri (Fondazione Agnelli, Torino 1991) è una raccolta
di saggi su economia, società e religione nell'India contemporanea.
» Le religioni dell'India di
Jean Gonda (Jaka Book, Milano 1981) è un'opera storica in due volumi: il
primo è dedicato all'induismo antico e il secondo all'induismo recente.
Più breve e maneggevole è L'induismo. Antologia di una civiltà di
Madeleine Biardeau (Oscar Mondadori, Milano 1985).
» Induismo e buddismo di
Ananda K. Coomaraswamy (Rusconi Libri, Milano 1986) è una sintetica
presentazione delle due principali religioni dell'India.
» Il sentiero del Buddha di
Tom Lowenstein (EDT, Torino 1997; collana 'Saggezze del mondo') è un
libro vivace e riccamente illustrato sulla storia e le leggende del
buddhismo, oltre che sui temi principali della sua tradizione
spirituale, antica e contemporanea, e la sua diffusione nelle società
occidentali.
» Le spiritualità dell'India
di Richard Waterstone (EDT, Torino 1997; collana 'Saggezze del mondo'):
i temi fondamentali delle tradizioni spirituali dell'India, in
particolare di quelle hindu, buddhista e giaina.
STORIA
2500a.C.
Lungo il corso dell’Indo, nella zona dell’attuale Pakistan, si sviluppa
una civiltà ricca e fiorente che sfrutta i terreni fertili della vallata
e intrattiene scambi commerciali con il mondo arabo. I centri più
importanti sono costituiti dalle città di Mohenjodaro e Harappa, ma
scavi recenti hanno portato alla luce anche Lothal e Ahmedabad. I legami
e le influenze fra l’induismo e alcune caratteristiche religiose e
culturali di questa civiltà sono evidenti nel culto di alcune divinità
fra cui quello della dea madre, che in seguito diventerà Kali, di una
divinità maschile con tre facce, seduta in posizione di yogi
accanto a tre animali, che sarà il futuro Shiva, e nel culto di alcuni
animali. Un altro elemento di grande interesse è costituito
dall’organizzazione sociale guidata da sacerdoti e da una particolare
cura riservata alla costruzione della rete fognaria che indica paura per
la contaminazione, ossessione per i lavaggi rituali e una raffinatissima
tecnica idraulica. Questa civiltà crolla in seguito all’invasione
ariana.
XVI-VI a.C.
Una popolazione proveniente dall’Asia centrale, probabilmente dalla zona
del Caspio, invade ad ondate successive la penisola indiana e occupa
tutta la zona settentrionale e centrale, spingendo gli abitanti
originari verso sud. Si tratta degli ariani o Arya (perché si definivano
ari, cioè nobili) che allevano animali, mangiano carne, conoscono
il fuoco e si muovono su carri trainati da cavalli dai quali
atterriscono i propri avversari. Nel corso dei secoli l’amalgama
culturale fra la civiltà arya e quella dravidica, propria del sud del
paese, darà origine a un complesso sistema religioso che sfocerà nella
compilazione dei Veda, i primi testi sacri che raccolgono inni e
formule religiose molto complesse. La casta sacerdotale riafferma il suo
potere già attorno al VIII secolo a.C., dividendo la società in un
complesso sistema castale che tutt’oggi, nonostante molti e ripetuti
sforzi, determina e condiziona i rapporti sociali. La stessa casta
stabilisce un codice di regole rigide e precise per quanto riguarda
l’alimentazione, il cibo, i matrimoni, i viaggi, il bere e obbliga al
rispetto assoluto per i brahmani, i sacerdoti e gli animali, senza però
cancellare la tradizione carnivora degli aryani.
563 a.C.
Si tratta dell’anno in cui la storia attesta la nascita di Guatama
Shakyamuni, ovvero il Buddha. Nel 540 a.C. invece nasce Vardhamana Jina,
che diverrà il fondatore dello jainismo.
521-486 a.C.
Dario re di Persia occupa durante alcune campagne militari l’estremo
nord del paese, le zone del Punjab e del Sind.
326 a.C.
Alessandro Magno intraprende una delle più incredibili campagne militari
della storia dell’umanità dirigendosi verso la valle dell’Indo. Il
grande condottiero non raggiungerà mai il paese e si fermerà in Persia
costretto a tornare dall’ammutinamento delle sue truppe.
321 a.C.
Re Chadragupta Maurya unifica la zona settentrionale dell’India e crea
un potente regno che arriva fino alla regione di Mysore.
273 a.C.
Sale al potere il nipote di Chadragupta, Ashoka che estende i confini
dell’impero fino al Kalinga, l’attuale Orissa, occupando anche gran
parte delle regioni meridionali. Secondo la tradizione all’anno 262 a.C.
risale la conversione del re al buddismo, un evento capitale che
contribuisce a diffonderlo in tutto il dominio. In questi primi secoli
il buddismo incontra il favore del popolo, minando seriamente il primato
dell’induismo brahmanico. Oggi il paese è ancora ricco delle numerose
testimonianze degli editti di questo imperatore scolpiti su colonne,
dallo stato del Gujarat a quello del Madhya Pradesh, e il sigillo
ufficiale dello stato è ancora quello inventato da Ashoka. Alla sua
morte però, avvenuta nel 232 a.C., l’impero si disintegra a favore dei
piccoli regni limitrofi.
II-I secolo a.C.
Si afferma il regno di Gandhara nel nord-ovest, in seguito allo
smembramento del regno di Alessandro Magno, mentre nel sud-est si
espande il regno degli andhra e ai maurya si sostituiscono i sunga. Il
regno di Satavahana invece si sviluppa nelle regioni centro-meridionali
da una costa all’altra lungo un arco di quattro secoli, giungendo ad
allacciare rapporti commerciali anche con l’impero romano. In questo
periodo vengono edificati i bellissimi templi delle grotte che si
incontrano nella parte centrale del paese e nasce una forma di buddismo
chiamato ‘piccolo veicolo’ (hinayana) che rifiuta di
rappresentare l’immagine del Buddha, se non attraverso simboli allusivi.
I secolo a.C.
Il popolo dei chedi si impone nella regione del Kalinga e dà vita ad un
regno molto fiorente.
I secolo d.C.
Gli scambi fra la penisola e i popoli che gravitano intorno al bacino
del Mediterraneo si intensificano. Inizia la diffusione del
cristianesimo, spinto secondo la tradizione dall’opera dell’apostolo
Tommaso.
III secolo
Il regno Satavahana si disgrega in piccoli regni minori, mentre
nell’area centrale prendono il sopravvento i vakataka, nel sud fiorisce
l’impero dei pandaya che durerà quasi mille anni.
319
Ha inizio con re Chandragupta I l’impero dei gupta nell’India
settentrionale. Attorno al VII secolo le città di Ajanta, Ellora, Sanchi
e Sarnath diventano centri culturalmente molto fiorenti, progettano
opere grandiose e segnarono profondamente un periodo della cultura
indiana che verrà chiamato ‘classico’.
VI secolo
Attorno a Vatapi, che diverrà capitale, si stabiliscono per circa due
secoli i chalukya, mentre i pallava, che dominano la regione di Chennai,
entrano in una fase di grande fioritura artistica.
712
I mussulmani raggiungono il Deccan e iniziano ad addentrarsi nella
penisola, conquistando alcune regioni della parte settentrionale.
Frattanto i pallava, ormai in declino, vengono conquistati dai chalukya.
IX secolo
La dinastia dei chola, feudataria dei pallava, dà inizio ad un potente
impero che avrà il suo centro nella città di Thanjavur e lentamente
annetterà il regno dei pallava, raggiungendo le Maldive e lo Sri Lanka.
X secolo
Il popolo dei ganga, stanziatosi nelle regione dell’Orissa, entra in una
fase di grande splendore che trova nei capolavori architettonici di
Bhubaneshvar, Puri e Konarak le sue massime espressioni.
XII-XIII secolo
Nel sud si affermano alcune dinastie minori: quella degli hoysala nella
zona di Mysore, quella dei kakatiya nel Deccan orientale e quella dei
pandaya nel sud. Al nord invece acquista forza il sultano di Delhi che
durante il secolo successivo organizza molte incursioni nel sud della
penisola sottomettendo numerose regioni.
XV secolo
Nel sud fiorisce con grande forza il regno di Vijayanagar, che verrà
sconfitto nel 1565 da una coalizione di sultani del Deccan. Nel 1498
Vasco de Gama approda sulle coste indiane.
XVI secolo
Ha inizio nella parte settentrionale la fase degli imperi moghul,
contemporaneamente nel sud i portoghesi fondano alcune basi commerciali
sulla costa occidentale.
XVII secolo
Nascono altre basi commerciali ad opera dei mercanti olandesi, inglesi e
danesi. Intorno alla metà del secolo la Compagnia delle Indie Orientali
possiede ben 27 basi sul territorio indiano.
XVIII secolo
Nel settentrione crollano i regni dei moghul a favore del popolo
maratha. Gli europei si destreggiano all’interno dei vari conflitti
locali cercando di trarne vantaggi territoriali. Scoppiano le guerre
cosiddette carnatiche (1746-1761) fra gli inglesi e i francesi.
1818
Lord Hastings, capo della Compagnia delle Indie Orientali, sconfigge
definitivamente l’impero dei maratha. Ormai gli inglesi controllano un
vastissimo territorio.
1857
In seguito ad una rivolta delle truppe indigene al servizio degli
inglesi, il paese passa sotto il controllo diretto della corona
britannica.
1885
Nasce il Congresso Nazionale Indiano composto dalle classi indiane
medio-alte istruite nelle scuole inglesi. Le riforme che vengono
proposte però non trovano applicazione. Si delineano due correnti: una
moderata e una radicale.
1914
L’India è costretta dall’Inghilterra ad entrare nel primo conflitto
mondiale, ne avrà ingenti spese e perdite, nonché un contraddittorio
conflitto interno che vedrà i musulmani indiani schierati a favore della
Turchia, che occupa però il fronte opposto a quello inglese.
1919
L’Inghilterra concede all’India una pallida forma di autogoverno. Gandhi
nel frattempo è tornato dal Sudafrica dove si era recato per alcuni
studi e dà inizio al movimento di rivolta indipendentista, organizzando
una giornata di sciopero di massa. L’esercito britannico però spara
sulla folla mietendo centinaia di vittime.
1930
Nehru si impone alla testa del Congresso e proclama provocatoriamente il
26 gennaio giornata dell’Indipendenza. Gandhi organizza la ‘marcia del
sale’, poi viene arrestato. Il leader musulmano Muhammad Ali Jinnah si
fa promotore della nascita di un nuovo stato autonomo musulmano, che
chiama la terra dei puri, ovvero Pakistan.
1939
Il Congresso rifiuta di entrare in guerra al fianco degli inglesi.
1946
Una delegazione inglese dà inizio alle trattative fra la parte musulmana
e quella indiana ormai in aperto conflitto.
1947
La corona britannica dichiara ufficialmente di volersi ritirare
dall’India. Nasce il Pakistan composto però da due stati, uno
corrispondente a quello attuale, l’altro ad oriente nelle regione del
Bengala.
1948
Gandhi viene assassinato da un integralista indù perché considerato
troppo tollerante nei confronti dei musulmani. Gli succede Jawaharlal
Nehru che sul piano della politica interna dà inizio ad un periodo di
forte statalismo, promuove piani quinquennali per cercare di
modernizzare l’agricoltura, mentre sul piano della politica
internazionale, in epoca di guerra fredda, sceglie di non allinearsi.
1964
Muore Nehru e gli succede Lal Bahadur Shastri che nel 1965 deve
affrontare un conflitto armato con il Pakistan. Nel 1966 però muore e il
potere viene assunto da Indira Gandhi, la figlia di Nehru (il cognome lo
deve al marito, che non è parente del Mahatma e che sposa giovanissima,
separandosi quasi subito). Nel 1959 la Gandhi era stata alla
guida del Partito del Congresso, nel 1964 invece ministro
dell’informazione. In qualità di premier si trova a dover affrontare una
situazione di grave crisi economica e sociale. Inizia un nuovo piano di
riforme che prevede la statalizzazione delle banche, una campagna di
alfabetizzazione e di controllo delle nascite.
1971
Scoppia una nuova guerra con il Pakistan che termina con la nascita del
Bangladesh.
1975
In seguito a una serie di violenti scioperi, Indira Gandhi proclama lo
stato di emergenza, fa arrestare i capi della rivolta e sospende i
diritti civili fondamentali. Scelte molto impopolari che rafforzano il
potere centrale a scapito dei diritti democratici e che nelle elezioni
del 1977 portano alla sconfitta del Partito del Congresso.
1980
Il partito di Indira Gandhi torna al potere, ma nel 1984 la premier dà
ordine alle truppe militari di assaltare un gruppo di sikh estremisti,
asserragliatisi all’interno del Tempio d’oro di Amritsar al fine di
ottenere uno stato autonomo. La decisione le sarà fatale: dopo
pochissimo tempo viene uccisa infatti da due sikh.
1984
Viene eletto Rajiv Gandhi, il figlio di Indira, ma gli anni del suo
mandato sono ostacolati da numerosi disordini e manifestazioni. Promuove
l’innovazione tecnologica, cerca di diminuire gli apparati burocratici
del partito, dà inizio a trattative con numerosi gruppi separatisti, fra
cui il Punjab, l’Assam e il Kashmir.
1989
Rajiv Gandhi viene sconfitto alle elezioni da un gruppo di estremisti
indù di destra, il partito del Bharatiya Janata Party (BJP). Nel 1990
però il leader del BJP viene arrestato in seguito ad una marcia sulla
moschea di Ayodhya con l’intento di distruggerla e di ricostruirvi un
antico tempio indù. Le elezioni del 1991 sembrerebbero quelle propizie
per un ritorno di Rajiv Gandhi, ma un estremista tamil lo uccide.
1992
Purtroppo la moschea di Ayodhya viene rasa al suolo innescando scontri
violenti fra indù e musulmani in tutto il paese.
1998
Si afferma di nuovo il BJP, vengono organizzati 5 test nucleari nel
Rajasthan sperando di segnare la definitiva superiorità sul Pakistan che
però nello stesso anno compie 6 test nucleari.
LUOGHI
PRINCIPALI
MADRAS,
o Chennai, è un importante centro della cultura tamil, dalla quale ha
recentemente recuperato l’antico nome. Le sue origini sono remotissime:
probabilmente era già un centro di scambi all’inizio dell’era cristiana
quando la tradizione vuole venisse raggiunto dall’apostolo Tommaso. Nel
1639 la città accolse il primo punto d’appoggio della potente Compagnia
delle Indie Orientali, secondo una concessione dell’ultimo sovrano
vijayanagar di Hampi. A quest’epoca risale la costruzione di Fort St
George, il nucleo storico della città coloniale. Da sempre l’importanza
di Chennai è legata alla manifattura tessile, ma oggi la città aspira a
divenire uno dei principali centri industriali del sud del paese, grazie
ad industrie meccaniche, alla produzione di sigarette e ad una copiosa
industria cinematografica legata alla cultura tamil.
Una visita non può mancare Fort St George, il complesso storico
che si affaccia sulle rive del fiume Kuvam, circondato da un fossato e
da mura, che ha subito però numerose modifiche nel corso dei secoli.
Attualmente ospita la sede dell’Assemblea legislativa e del Segretariato
del governo all’interno di imponenti edifici in stile neoclassico. E’
possibile visitare il Fort Museum con una ricca documentazione e alcuni
oggetti dell’epoca coloniale, oppure la St Mary’s Church, la più antica
della città e forse anche del paese.
George Town invece, subito a nord del forte, costituisce il
nucleo coloniale della città con alcuni edifici che meritano di essere
visti. Fra questi si trova la High Court, un’imponente architettura in
stile indosaraceno con due torri in arenaria rossa sormontate da una
cupola tondeggiante. All’interno vi si trovano l’Alta Corte di Giustizia
e la Corte Civile. Passeggiando lungo le strade del quartiere,
soprattutto lungo la famosa Popham’s Broadway, si incontrano centinaia
di negozi, bazar e vecchi edifici di culto delle comunità che hanno
abitato in passato la zona, ad esempio la chiesa della comunità armena,
un bell’edificio del XVII secolo, oppure la chiesa cattolica portoghese
o alcune moschee.
Il tour può proseguire dirigendosi verso Marina Beach, la
lunghissima spiaggia che si affaccia sul golfo del Bengala, oppure può
condurre al Governament Museum, davvero imperdibile perché
custodisce una delle migliori raccolte di arte antica di tutta l’India.
Spostandosi invece verso i quartieri meridionali, verso il corso del
fiume Adyar, nella zona di Mylapore, si raggiunge la Cattedrale di S.
Thome, sorta nei pressi del luogo dove nel 78 d.C. avvenne la
sepoltura dell’apostolo Tommaso. Attorno al X secolo i cristiani
nestoriani eressero un piccolo edificio in seguito ampliato dai
portoghesi che avevano creato in questa zona un’importante base
commerciale. L’architettura odierna risale agli ultimi anni del XIX
secolo e all’interno conserva reliquie dell’Apostolo Matteo e una statua
della Vergine, molto probabilmente trasportata qui dal Portogallo. A
Little Mount prosegue l’itinerario dedicato al santo con una grotta
che si dice fosse una dimora dell’apostolo, mentre St Thomas Mount
rappresenta il luogo dove il santo fu martirizzato.
KANCHEEPURAM
è
una delle sette città sacre per la religione indù insieme a Haridvar,
Varanasi, Mathura, Ayodhya, Ujjain e Dwarka. La sua storia è
remotissima, ne dà testimonianza per primo un pellegrino cinese che
attorno al VII secolo d.C. vide nella zona numerosi stupa buddisti e
molti tempi indù. In seguito la città divenne capitale del regno dei
pallava durante il quale prevalsero i riti indù e vennero costruiti
stupefacenti luoghi di culto indicativi di una civiltà economicamente e
culturalmente fiorente. Ai pallava seguirono i chola e quindi i
vijayanagara che lasciarono altre importanti testimonianza
architettoniche alla città. L’impero coloniale britannico interessato
più che altro alla fortissima industria tessile cittadina combatté per
molti anni duri scontri con i francesi per mantenerne il controllo.
Ancora oggi a Kanchipuram è possibile comprare i sari più belli,
facendosi strada fra una fitta folla dei pellegrini che giungono da
tutto il paese per visitare gli storici edifici sacri, perennemente
popolati da un'umanità varia e da numerosi mendicanti. La zona
circostante per un raggio di circa 5km è letteralmente disseminata di
antichi edifici religiosi
Il Kailashanath mandir è sicuramente fra i più importanti ed è
una delle architetture più antiche del paese. Risale addirittura al
VII-VIII secolo e fu costruito per iniziativa di uno dei più importanti
re pallava. Il tempio è dedicato a Shiva ed è più semplice rispetto agli
sviluppi seguenti, ma forse più affascinante. Ricordiamo che è uno dei
pochi luoghi di culto indù la cui visita è concessa a tutti. La
struttura è circondata da piccoli tempi minori che custodiscono alcune
sculture del dio Shiva.
Merita una visita anche il tempio di Ekambareshvara, un complesso
enorme del XVI secolo che copre quasi 9 ettari all’interno dei quali si
trova un albero di mango che pare conti oltre tremila anni! La
tradizione indù la considera una pianta sacra, i cui quattro rami
rappresentano i quattro Veda (il corpus dei testi di rivelazione
indù). Il tempio rappresenta la piena espressione raggiunta dall’arte
dravidica sia dal punto di vista delle dimensioni e dell’imponenza delle
costruzioni sia dal punto di vista della ricchezza dell’ornamentazione e
della varietà degli edifici. Altre mete interessanti sono costituite dal
Kamakshi Amman mandir dedicato alla dea Parvati, dal Vaikuntha
Perumal mandir dell’VIII secolo e dal Varada Raja Perumal mandir
del XVI.
GANGAIKONDACHOLAPURAM
Una lunghissima parola, letteralmente ‘la città del chola conquistatore
del Gange’, a ricordare il passato glorioso dell’impero chola che ha
lasciato in questo piccolo villaggio agricolo, attorniato da risaie,
palmizi e terreni arati, uno stupendo tempio shivaita.
Si tratta del Bridishvara mandir, risalente all’epoca di re
Rajendra I (XII secolo) che lo volle per celebrare le vittorie militari
con cui estese il regno. Il complesso si sviluppa all’interno di
un’enorme cortile nel quale, subito dopo l’ingresso, sorge un piccolo
tempio dedicato alla dea Durga, quindi il Simhakinnaru, un edificio a
forma di leone in cui è racchiuso un pozzo con le acque del fiume sacro
Gange.
Di fronte al tempio si trova la statua del toro Nandi decorato con
ghirlande di fiori attorno al collo. Il tempio vorrebbe eguagliare la
magnificenza di quello di Thanjavur (Tanjore), ma è di dimensioni
nettamente più contenute sebbene la lavorazione sia altrettanto
raffinata. Lo stupika che si posa sulla sommità della costruzione offre
bellissime decorazioni, statue e nicchie. Altri gruppi scultorei di
grande interesse si trovano sulla pareti del tempio: su quella
occidentale è raffigurato Shiva che racconta alla consorte Parvati la
storia dell’asceta Bhagiratha, mentre su quella settentrionale si può
ammirare la coppia nell’atto di incoronare con fiori il santo Chandesha
TIRUCHIRAPALLI
La straordinaria formazione rocciosa di 85 metri, che si erge
improvvisamente sulla pianura dando vita ad un picco vertiginoso, ha
costituito nei secoli la vera attrazione della città. I fedeli indù vi
hanno sempre visto il monte sacro Kailash o una sua rappresentazione
terrena, mentre i diversi condottieri passati nella regione hanno sempre
dovuto fare i conti con questa postazione strategica e difficilmente
conquistabile.
Così Tirunchirapalli fu abitata fin dalla lontana epoca dei pallava, che
per primi scavarono alcuni santuari rupestri nella roccia.
Successivamente la postazione entrò a far parte dell’impero dei chola e
poi dei nayak che vi trasferirono la loro capitale, costruendo una
fortezza in cima allo sperone. Dopo gli avvicendamenti coloniali la
città si è trasformata in un centro industriale specializzato nella
produzione di tabacchi e tessuti
Il fascino indiscusso di questo luogo attira ogni anno migliaia di
turisti che si inerpicano lungo la scalinata scolpita nella roccia per
raggiungere il cosiddetto Rock Fort, attraverso bazar e negozi
carichi di merce di ogni genere. Fra i pochi resti della capitale dei
nayak rimangono comunque ancora alcune opere di grande interesse. Lungo
il percorso si incontra il tempio di Shiva Matribhuteshvara del
periodo dei nayak, di seguito un suggestivo tempio rupestre di epoca
pallava, con pilastri decorati e bellissimi rilievi che raffigurano
Shiva. Sulla sommità della roccia è posto un altro tempio dedicato a
Vinayaka (uno dei nomi di Ganesha, il dio popolare con la testa di
un elefante), i non indù non possono accedere all’interno dell’edificio,
ma la fatica della salita è ampiamente ripagata dallo spettacolo
paesaggistico che permette di ammirare il tempio di Srirangam avvolto da
palmizi e all’orizzonte la catena dei Ghat orientali.
Poco distante da Tiruchirapalli, lungo il corso del fiume Kaveri, si
trova l’isola di Srirangam che divide il fiume in due rami.
Questa isola dalla vegetazione lussureggiante ospita un famoso tempio
dedicato a Ranganatha (ovvero Vishnu reclinato sul serpente Ananta).
L’edificio principale è circondato da sette corti concentriche che
secondo la simbologia indù dovrebbero contenere i mari che rappresentano
la manifestazione cosmica sulla terra. La parte più antica risale al
XIII-XVII secolo, in seguito però sono state apportate modifiche e
aggiunte, soprattutto dopo l’invasione musulmana del XIV secolo durante
la quale il tempio ha subito gravi danneggiamenti. All’ingresso si viene
accolti da un decoratissimo e possente gopura di ben 70 metri, seguono
tre cortili dove sorgono alloggi per pellegrini, sacerdoti, cantori,
accanto a molti bazar per giungere infine al quarto cortile, cioè alla
parte più sacra del tempio (da qui si devono togliere le scarpe). Risale
all’epoca dei sovrani chola e ospita la ‘sala delle mille colonne’,
mentre nel cortile successivo, oltre alle cucine nelle quali viene
preparato il cibo da offrire agli dei, si trova una stanza dedicata a
Garuda (la cavalcatura di Vishnu).
TANJORE
Questa vivace cittadina del sud posta alla foce del fiume Kuaveri,
sempre congestionata da un traffico frenetico e disordinato, ormai
sembra aver perso gran parte del fascino e delle ricchezze di quello che
fu il cuore culturale e politico del regno dei chola. Fra il X e l’XI
secolo re Rajaraja I e re Rajendra I seppero creare un potente impero,
ne estesero i confini con grandi conquiste territoriali, ma soprattutto
dettero vita ad un centro culturale che raccolse artisti e studiosi di
scienze sacre. Il secolo XIII invece segnò il tramonto definitivo dei
chola che vennero assoggettati dal popolo dei pandaya. Il XVIII secolo
vide avvicendarsi i maratha, i francesi e gli inglesi, fino al
definitivo prevalere di questi ultimi durante l’800.
Tanjore (o Thajavur, secondo la consueta doppia terminologia indù o
inglese) negli ultimi decenni si è avviata a divenire centro di un
importante distretto agricolo e di scambi commerciali, ma raccoglie
qualche vestigia del passato glorioso, soprattutto il bellissimo tempio
dedicato a Shiva e il palazzo reale; altri luoghi di grande interesse si
incontrano nei dintorni
Il Tempio di Brihadishvara risale ai primi anni dell’XI secolo ed
è circondato da un cortile (prakara) molto ampio che conduce al gopura
decorato da sculture. Si passa quindi in un secondo cortile dove si
rimane sconcertati da un vimana imponente e maestoso che raggiunge
addirittura i 60 metri di altezza. L’imponente torre, che costituisce
l’edificio principale, si sviluppa in tre livelli: un basamento con
bassorilievi di circa 15 metri, quindi la torre digradante verso l’alto
in 13 strati, per ultimo lo stupika, ovvero l’enorme cupola ricavata da
un unico pezzo in granito che si dice pesi ben 80 tonnellate e sia
occorsa una rampa di 6 km per issarla. L’interno del tempio, che non è
concesso ai non indù, conserva una rappresentazione simbolica del dio
Shiva, un toro in granito nero che ogni giorno viene unta d’olio e
burro. Annesso al complesso templare è stato allestito il Museo
Archeologico dove sono illustrate le fasi del restauro del tempio e
la storia del popolo chola.
Il Palazzo Reale è un edificio imponente che sorge nel cuore
della città vecchia, formato da torri di osservazione, arsenali, sale
ampie e giardini, attualmente in corso di restauro.
Risale alla metà del XVI secolo, voluto dal popolo nayak, venne in
seguito rimaneggiato dai maratha. Vicino all’ingresso si trova il
Royal Museum con alcuni reperti dei gloriosi imperi, mentre
all’interno del palazzo è possibile visitare la ricca sala delle
udienze, il Sarasvati mahal, una bellissima biblioteca che conserva
un’importante collezione di manoscritti su foglia di palma, e la
Schwartz Church del 1777 che sorge nel giardino del palazzo.
MADURAI
Questa antichissima cittadina, soprannominata ‘la città del nettare’, si
sviluppa lungo rive del fiume Vaigai; fiorente centro attorno al quale
si svilupparono regni raffinatissimi, è oggi meta di un flusso
incessante di pellegrini in visita al tempio di Sri Meenakshi, uno dei
più famosi dell’intero paese.
La storia di Madurai ebbe inizio attorno al III secolo a.C. quando la
dinastia pandya dette vita ad un ricco impero, eleggendola capitale e
perno di un fitto intreccio di commerci che arrivarono a coinvolgere
persino i popoli del Mediterraneo. Qualche traccia di questa civiltà
indù è addirittura presente negli scritti di alcuni autori greci. Molti
secoli dopo i pandaya furono assoggettati dai chola, fino a quando nel
1311 giunse in città il sultano di Delhi che prese il potere per diversi
decenni. Successivamente subentrarono i vijayanagar, i re di Hampi, ai
quali seguirono i nayak che per due secoli, dal XVI al XVIII, riuscirono
ad affermare una civiltà ricca e potente durante la quale fu eretto il
tempio di Meenakshi. La storia dell’800 lega il destino della città,
come del resto quello di tutta l’India, alla Compagnia delle Indie
Orientali che ne trasformò il volto, avviandola a divenire un centro
moderno.
La parte vecchia di Madurai è stata disegnata come un mandala - un
cerchio con un complicato diagramma che rappresenta il cosmo - a forma
di loto con il grande complesso religioso nel centro, accanto alla riva
meridionale del fiume. Il tempio di Sri Meenakshi, o Minakshi
Mandir, venne dedicato alla consorte di Shiva e al dio nelle vesti
di coniuge - chiamato Sundareshvara. L’edificio rappresenta una delle
più alte espressioni di architettura dravidica, iniziata con semplici
strutture scavate nella roccia, per raggiungere quella che potremmo
definire una fase barocca, riccamente elaborata, proprio qui a Madurai.
I 12 gopura (le torri che sovrastano l’ingresso ai tempi) sono ricoperti
da migliaia sculture colorate che raffigurano l’intero pantheon
buddista, divinità, figure mitologiche e animali. I quattro gopura più
alti sono imponenti e sfiorano i 50 metri. Lo spettacolo è reso
sicuramente più suggestivo dalla sterminata folla brulicante che attorno
al tempio, ma soprattutto nell’interno, si muove continuamente, sola o
in gruppo con i sacerdoti, impegnata in attività di ogni genere.
L’ingresso introduce nel Pudhu mandapa, sala nuova o sala della
primavera, decorata da colonne cesellate e da sculture raffiguranti
dieci re nayak e il dio Shiva. Bancarelle con sete colorate e abiti non
mancano mai, anzi sono ovunque, lo stesso Ashta Shakti mandapa, un’altra
sala del tempio, è praticamente un bazar dove è possibile acquistare di
tutto. Il bacino sacro è costituito dal Pottamarai, il bacino dei fiori
di loto d’oro, circondato da gradinate e da un porticato. Il mito vuole
che il dio Intra si sia immerso in questo luogo per adorare Shiva.
Ricordiamo che l’accesso al santuario di Meenakshi è vietato ai non
indù. All’interno si trova il Killikatti mandapa, ovvero la sala dei
pappagalli, seguito dall’Oonjal mandapa, la sala dell’altalena, dove la
coppia si diverte (alcune immagini vengono messe su un altalena e
cullate). Il santuario di Sundareshvara, anch’esso circondato da quattro
alti gopura, è incorniciato da un vimana - torre piramidale - dorato;
all’interno si incontra il Nandi mandapa dove è custodita la cavalcatura
di Shiva, e di seguito la Ayrakkal mandapa, un immenso salone abbellito
con quasi mille colonne lavorate in modi diversi nel quale è stato
allestito un museo con una bella raccolta di sculture.
L’altro capolavoro di Madurai è il Palazzo di Tirumala Nayak.
Deve il suo nome al re che fra il 1623 e il 1659 regnò sulla città.
L’edificio venne in parte smantellato dal suo successore che preferì la
roccaforte di Trichy, ma i resti trasmettono comunque un’idea di
magnificenza e grande eleganza. Lo stile subì varie influenze da quella
indo-saracena tardo moghul, a quella più tipicamente dravidica. Notevole
il porticato del cortile interno, con colonne granitiche alte 12 metri
che sostengono un soffitto a cupole ed eleganti stucchi. Anche la sala
del trono offre uno spazio maestoso, alto 20 metri, sovrastato da una
bellissima cupola che si richiama ai mausolei moghul.
KOCHI (COCHIN)
La
città portuale di Kochi è situata su un gruppetto di isole e strette
penisole. La parte più vecchia della città è uno strano miscuglio di
Portogallo medioevale, Olanda e villaggio di campagna inglese innestato
sulla costa tropicale di Malabar. Qui potete vedere la chiesa più antica
dell'India, strade tortuose con case portoghesi risalenti a 500 anni fa,
reti da pesca cinesi, una comunità ebraica le cui origini risalgono al
tempo della Diaspora, una sinagoga del XVI secolo, un palazzo contenente
alcune delle pitture murali più belle del paese e gli spettacoli del
famoso Kathakali, danza teatrale famosa in tutto il mondo. I traghetti
percorrono Kochi in lungo e in largo e spesso, nel porto, si vedono i
delfini. Buona parte dei siti storici si trovano a Fort Cochin o
Mattancherry.
LE ACQUE INTERNE DEL KERALA
La
complessa rete di lagune, laghi, fiumi e canali che ornano la costa del
Kerala rendono lo stile di vita di questa regione estremamente
particolare, ed è perciò affascinante navigare su queste acque. Le
barche attraversano laghi poco profondi e orlati di palme, con reti da
pesca cinesi, e passano per canali ombrosi e stretti dove vengono
caricati sulle barche 'coir' (una fibra ricavata dalla noce di cocco),
copra e noce di acagiù. Si fa tappa presso i piccoli villaggi dove la
gente vive dell'attenta coltivazione di minuscoli appezzamenti di terra
di pochi metri e si possono vedere le barche tradizionali dalle
gigantesche vele con la prua intagliata a forma di drago. La più
apprezzata di queste escursioni in barca è il viaggio di otto ore da
Kollam ad Alappuzha, ma in questo caso la maggior parte dei vostri
compagni di viaggio saranno occidentali. Se siete in cerca di
un'esperienza indigena o semplicemente preferite un viaggio più breve,
ci sono le imbarcazioni locali che vanno da Alappuzha a Kottayam e
Changanassery
IMPREVISTI
Gli itinerari
pubblicati sono stati elaborati in modo da essere realizzati con
puntualità e precisione. Particolari condizioni possono tuttavia
determinare variazioni nello svolgimento dei servizi previsti; voli,
orari, itinerari aerei ed alberghi possono essere modificati a
discrezione dei vari fornitori di servizi e variati con servizi di pari
livello. Il verificarsi di cause di forza maggiore quali scioperi,
avverse condizioni atmosferiche, calamità naturali, disordini civili e
militari, sommosse, atti di terrorismo ed altri fatti simili non sono
imputabili al vettore o all'organizzazione. Eventuali spese
supplementari sopportate dal partecipante non potranno pertanto essere
rimborsate, né lo saranno le prestazioni che per tali cause dovessero
venir meno e non fossero ricuperabili. Inoltre l'organizzazione non è
responsabile del mancato utilizzo di servizi dovuti a ritardi,
cancellazioni dei vettori aerei e terrestri.
ASSICURAZIONI
Partecipando
ai viaggi AZALAI, Voi siete protetti dall'assicurazione
MONDIALASSISTANCE, che garantisce copertura delle spese d’annullamento
del viaggio, assistenza medica d'emergenza, aiuti nel caso di perdita,
furto o danneggiamento di bagagli, ecc. Vi preghiamo di leggere
attentamente le clausole nell'opuscolo che Vi verrà' consegnato alla
partenza.
|