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Lahaul Spiti  - 14 giorni – 12 notti

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L’Himachal Pradesh, regione himalayana chiamata anche Devbhumi ossia “dimora degli Dei”, è situata tra il Grande Himalaia, il Karakorum e la valle della pianura gangetica; il suo capoluogo è Shimla, l’ex capitale estiva del British Raj. Qui sul lato Nord della catena Himalayana, i monsoni non arrivano quasi mai a scaricare le loro piogge, ed il paesaggio è caratteristico di un deserto d’alta quota, con rari villaggi e pochi coltivi, in mezzo al nulla. Per ore e ore non si vede neanche un filo d'erba, solo il grigio delle pietre del Lahaul e il beige della terra dello Spiti. La regione Spiti-Lahaul, d’antiche tradizioni buddiste, racchiude secondo il famoso tibetologo Giuseppe Tucci alcune tra le più sacre località del buddismo tibetano ed era fino al 1994 vietata ai turisti in quanto terra di stretto confine con il Tibet cinese

 

Ladhak - Piccolo Tibet - 13 giorni – 11 notti

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Un deserto di alta quota, contornato da vette himalayane che si stagliano nel cielo terso: bianche dune attraversate da carovane di cammelli contrappuntate, dal verde intenso delle oasi dove crescono le albicocche: è questa l’immagine più vera del Ladakh. Non a caso conosciuto come il Piccolo Tibet ne è un concentrato per gli ambienti naturali, la cultura e l’architettura religiosa. Il Ladakh è una regione dell'India settentrionale, parte dello stato di Jammu/Kashmir, incastonata tra le catene del Karakorum e dell' Himalaya. Ovviamente la popolazione è in larga maggioranza buddista, che convive con una forte minoranza di musulmani sciiti. La capitale è Leh, caratterizzata dal  Palazzo Reale che sembra una copia in miniatura del Potala di Lhasa. La pratica buddista , della cui tolleranza ed accoglienza, cogliamo gli aspetti più graditi, permea la vita quotidiana: la troviamo nel silenzio dei monasteri, come nei mercati, durante le feste, tra riti ancestrali e danze e canti che ben si accordano alla serenità dei panorami. Dappertutto notiamo i segni di una secolare devozione che ha plasmato una intera cultura.

 

Triangolo d’oro e Rajastan  14 giorni – 12 notti

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L’India favoleggiata e più ambita, nei suoi simboli più conosciuti, ma non per questo meno attraenti: la capitale, misto di antico e modernità, il Taj Mahal, icona mondiale dell’amore, e le antiche città carovaniere ai margini del deserto che separa l’India dal Pakistan. Città ferme nel tempo, palazzi reali che fanno rivivere l’epoca splendida e sontuosa dell’epoca moghul, quando i maraja erano il simbolo della ricchezza più fastosa. Dovunque i colori dell’India, i mercati animati, i traffici di ogni ordine e grado, la produzione di ogni forma immaginabile di artigianato.

 

Gujarat - 15 giorni – 13 notti

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Regione ricca di colore, santuari, templi e pellegrinaggi ovunque si vada. Vi si trovano splendidi monumenti dell’arte giainista sia a Girnar che a Palitana dove si ergono, in cima alla collina, 836 templi dove si adorano 11.000 divinità . Per gli amanti della natura, il Little Rann of Kutchh offre uno dei più grandi santuari naturalistici dell’India e nel Parco di Sasangir si può incontrare il Leone asiatico. Verso il confine con il Pakistan, nella piana desertica del Rann of Kutchh, vivono molte etnie: i Rabari, antico popolo di pastori nomadi, gli Afhirs, i Jats, i Lohar con le loro tradizioni e costumi secolari. Altrettanto interessanti le etnie Ratwa che incontriamo nella zona ovest dello stato ai confini con il Madhya Pradesh

 

Orissa e Chattisgarh - 15 giorni – 13 notti

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Viaggio fra i popoli aborigeni dell’India che per millenni hanno vissuto isolati nella giungla. Dalle Tribù Bastar nel Chattisgarh alle Tribù Bonda e Kondh in Orissa. Villaggi abitati da popolazioni tribali con culti, lingue e costumi completamente diversi dalla tradizione ariana. Mercati di gente che sono un miscuglio di sgargianti colori, di odori, di rumori e di mercanzie. A questo si aggiunge l’incanto dell’arte che si esprime nell’architettura dei templi e nell’incomparabile ricchezza di sculture come nel tempio di Konarak e nei più celebrati templi di Bhubaneshwar. Per effettuare questo viaggio servono permessi speciali che potrebbero apportare delle variazioni all’itinerario.

 

 

Madhya Pradesh-Cuore dell’India - 16 giorni – 14 notti

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Il Madhya Pradesh è il più grande stato dell’ India, al centro di un immaginario triangolo tra Delhi, Bombay e Calcutta. Viene chiamato “il Cuore dell’India” non solo per la sua posizione geografica ma anche per la sua storia; qui religioni e culture hanno saputo trovare una sintesi e una convivenza durata secoli e che solo la famigerata “globalizzazione” riesce in parte a mettere in crisi. Dovunque monumenti, siti archeologici e templi testimoniano la presenza di grandi religioni: Induismo, Jainismo, Buddhismo ed Islamismo. Non meno importante è l’aspetto naturale: montagne, fiumi, colline ed altopiani coperti delle più rigogliose foreste del paese; è l’habitat naturale di tigri, pantere, bisonti indiani e numerosi erbivori, che ancora popolano la terra che ispirò il celebre Libro della Giungla di Kipling. Nelle sue foreste vive anche circa il 40 per cento della popolazione tribale del subcontinente, gli adivasis dell’India; i Gond, i Bhil, e gli Oraon, che vivono  secondo usanze e tradizioni ancestrali.

 

Tamil Nadu & Kerala - 13 giorni – 11 notti

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E’ un viaggio di approfondimento in due degli stati più rappresentativi della Confederazione Indiana: il Tamil Nadu abbaglia e confonde il viaggiatore con un caleidoscopio di colori, negli animati mercati dove si aggirano affascinanti figure femminili avvolte in sari dai colori più incredibili, fino alla vera orgia di figure, ceselli e colori incastonati in “barocchi” templi dravidici. Quasi come un contrappasso il viaggio prosegue nei silenzi fuori del tempo che avvolgono le lagune costiere del Kerala: uno stato che pare aver avuto più contatti con i mercanti dell’Europa e dell’Estremo Oriente, che non con altre popolazioni del subcontinente indiano.

 

 

Tour combinati Nepal e India

Nepal & Sikkim - 12 giorni/9 notti

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Nonostante la vicinanza di grandi catene montuose, il viaggio si svolge in località che non presentano particolari difficoltà, con altitudini massime intorno ai 2000 metri. Gli alberghi utilizzati sono i migliori disponibili, anche se nel Sikkim sono modesti, equiparabili a tre stelle. Nei trasferimenti in Nepal vengono utilizzati minivan adeguati al numero di passeggeri. Durante il viaggio in Sikkim si utilizzano mezzi fuoristrada Toyota. Il visto nepalese viene rilasciato in aeroporto all’arrivo, previa comunicazione anticipata dei dati del passaporto. Per il Sikkim oltre al normale visto indiano da richiedersi al consolato in Italia occorre uno speciale permesso, che viene rilasciato in Nepal: la fotocopia del passaporto deve essere prodotta con almeno un mese di anticipo sulla data di ingresso e sono necessarie 4 foto tessera.

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni Generali:

 

PASSAPORTO E VISTI

Accertarsi di essere in regola con il passaporto e che la sua  validità sia  di almeno altri sei mesi dalla data di entrata in India. Accertarsi inoltre di essere in regola con il visto consolare e con la marca da bollo.

 

DISPOSIZIONI SANITARIE

Nessuna vaccinazione è obbligatoria. E’ consigliabile  l’anti-tifica previo consulto medico.

Da evitare verdure crude e mangiare la frutta solo se da sbucciare.

L’acqua dei rubinetti non è potabile; nelle stanze degli alberghi si trova generalmente un contenitore di acqua bollita che è potabile. Attenzione al ghiaccio nelle bevande e nei drinks -spesso viene fatto con l’acqua dei rubinetti -, alle bibite troppo fredde ed al gelato. Per maggior sicurezza si consiglia di bere acqua minerale imbottigliata, birra (molto buona), tè e bibite in genere. Il vino, non è molto buono, ed è piuttosto caro.

Nel pronto soccorso personale è bene munirsi di medicine contro la dissenteria, di un antibiotico ad ampio spettro, delle aspirine ed un analgesico; portare con sè anche una crema antisettica ed un repellente per gli insetti, dei cerotti, delle garze sterili e un disinfettante.  Inoltre, per combattere la spossatezza,  possono essere utili delle pastiglie di sali minerali.

 

BAGAGLIO

Si fa presente che il bagaglio deve essere costituito da sacche morbide possibilmente impermeabili (anziché valigie rigide). Questo perché le sacche sono di ingombro minore e la sistemazione sui veicoli notevolmente semplificata. Il peso complessivo a persona non deve superare i 15 Kg. Ogni collo dovrà essere contraddistinto dalla nostra etichetta riportante nome, cognome, indirizzo e recapito telefonico del proprietario per una più facile ed immediata identificazione. Una borsa a tracolla o uno zaino a spalla potranno rivelarsi utili durante le escursioni giornaliere per il trasporto di quelle cose che si  desideri tenere a portata di mano. Consigliamo sempre di prestare attenzione al proprio bagaglio e di non portare con sé oggetti di valore. É buona norma pertanto conservare documenti e denaro in un'apposita cintura o in una borsetta tipo marsupio. Consigliamo inoltre di portare con sé le fotocopie dei propri documenti da conservare in una valigia a parte.

 

BAGAGLIO A MANO DURANTE IL VIAGGIO AEREO

NUOVE REGOLE DI SICUREZZA IN AEROPORTO

(Il presente documento è stato ideato congiuntamente dalla Commissione Europea, dall’Associazione delle compagnie aeree europee e dall’ associazione dei gestori aeroportuali europei.

Disclaimer: Il presente documento riassume per informazione al passeggero i punti salienti della regolamentazione europea; non è il reale testo della norma)

 

UNA GUIDA RAPIDA PER AIUTARE IL PASSEGGERO

Per proteggervi contro la nuova minaccia derivante dagli esplosivi liquidi, l’Unione Europea ha adottato nuove regole di sicurezza che restringono la quantità di liquidi che possono essere introdotti nelle aree sterili. Tali regole si applicano nei confronti di tutti i passeggeri in partenza dagli aeroporti dell’Unione Europea, verso qualsiasi destinazione. Ciò significa che, ai controlli di sicurezza, il passeggero e relativo bagaglio a mano devono essere controllati per verificare la presenza di liquidi. Comunque, le nuove regole non limitano la quantità di liquidi che possono essere acquistati presso gli esercizi commerciali situati oltre il punto di controllo del titolo di viaggio od a bordo di un aeromobile di compagnia appartenente all’Unione Europea.

Le nuove regole si applicano a partire da lunedì 6 novembre 2006, in tutti gli aeroporti dell’Unione Europea, in Norvegia, Islanda e Svizzera a meno di eventuali modifiche.

 

COSA C’E’ DI NUOVO?

Durante la preparazione del bagaglio a mano

E’ consentito portare solo piccole quantità di liquido nel bagaglio a mano. Tali liquidi devono essere posti in singoli contenitori della capacità massima di 100 ml ciascuno. Tali contenitori devono essere chiusi in una busta di plastica trasparente, richiudibile di capacità non superiore ad 1 Litro per singolo passeggero (vd. la foto in basso).

 

In aeroporto

Per agevolare gli operatori di sicurezza occorre:

- presentare tutti i liquidi trasportati agli operatori per il controllo

- togliere giacche e/o soprabiti. Devono essere controllati separatamente dal passeggero

- rimuovere pc portatili ed altri oggetti elettrici /elettronici di grandi dimensioni dal bagaglio a mano. Devono essere controllati separatamente dal bagaglio a mano

 

ELENCO

I liquidi includono:

- acqua ed altre bevande, zuppe, sciroppi

- creme, lozioni ed olii

- profumi

- spray

- gel, inclusi quelli per capelli e shampoo

- contenitori pressurizzati, Inclusa schiuma da barba, alter schiume e deodoranti

- sostanze pastose, incluso il dentifricio

- sostanze miste liquide/solide

- mascara

- ogni altro articolo con caratteristiche simili.

 

COSA NON CAMBIA?

E’ sempre possibile:

- porre le sostanze liquide nel bagaglio da imbarcare in stiva – le nuove regole riguardano solo il bagaglio a mano

- trasportare nel bagaglio a mano medicine ed altri cibi per diete particolari, incluso il cibo per bambini, da utilizzare durante il viaggio. Al passeggero può essere richiesta prova della effettiva necessità di tale trasporto.

- acquistare liquidi come bevande e profumi sia in un esercizio commerciale dell’Unione Europea qualora sito oltre il punto di controllo del titolo di viaggio od a bordo di un aeromobile di compagnia appartenente all’Unione Europea.

Qualora venduti in una busta speciale sigillata non aprirla sino a che non siano stati effettuati i controlli di sicurezza – altrimenti il contenuto potrà essere sequestrato presso il punto di controllo. (qualora il passeggero sia in transito su uno scalo dell’Unione Europea, non aprire la busta prima che sia stato effettuato il controllo presso l’aeroporto di transito, o presso l’ultimo aeroporto in caso di più transiti successivi).

Le suddette quantità di liquidi sono in più rispetto a quelle più sopra menzionate e poste nelle buste di plastica richiudibili.

Per qualsiasi dubbio, chiedere aiuto alla compagnia aerea o agente di viaggio prima di intraprendere il viaggio.

I passeggeri sono pregati di essere pazienti e collaborare con gli operatori sicurezza e delle compagnie aeree.

 

ARTICOLI PERICOLOSI NEL BAGAGLIO

É vietato portare articoli considerati pericolosi, indicati nella risoluzione IATA 745 ed elencati sul biglietto aereo. Sono vietati inoltre alcuni articoli di uso comune che possono risultare pericolosi in volo:

-         fiammiferi, accendini e ricariche - combustibili e gas da campeggio - fuochi d'artificio, diluenti, lacche e solventi.

 

UNITA’ MONETARIA

La moneta ufficiale è la rupia indiana (INR) divisa in 100 paisa. Il cambio ufficiale (novembre 2004) è: 1 US$= 45,46 INR / 1 € = 57,77 INR. Sono normalmente accettate le carte di credito. Nessuna restrizione per l’importazione e l’esportazione  di valuta straniera. All’arrivo in India viene rilasciato un formulario per la dichiarazione della valuta che deve essere restituito alla partenza.

Quando cambiate denaro in banca o presso un cambiavalute autorizzato, dovreste ricevere un certificato di avvenuto incasso. In alcuni alberghi dovrete mostrarlo, prima di effettuare il pagamento in rupie indiane

 

CARTE DI CREDITO

Le principali carte di credito sono accettate nei maggiori negozi e nei grandi alberghi.

Ci posssono essere difficoltà ad effettuare pagamenti con DINER'S.

 

ELETTRICITA’

230-240 V, 50 HZ.  E’ consigliabile munirsi di un adattatore universale.

 

MANCE

baksheesh”, ve lo sentirete dire spesso durante il viaggio. Sono d’obbligo! Vanno distribuite equamente in conformità ai servizi resi da autisti, guide, facchini, personale dei ristoranti ecc. Per i viaggi di gruppo l’accompagnatore raccoglierà, all’inizio del viaggio, una somma pari a USD 45 per persona che sarà distribuita secondo giusto criterio, Per i viaggi individuali le mance sono a discrezione dei clienti.

 

ORARI:

Banche: 10.00 - 14.00 dal lunedì al venerdì e 10.00 - 12.00 il sabato        Negozi: 10.00 - 19.00

FUSO ORARIO

L’India si trova  4 ore e mezza più avanti dell’Italia, 3 ore e mezza quando in Italia è in vigore l’ora legale.

 

COMUNICAZIONI

Per telefonare dall’India non ci sono grossi problemi. E’ possibile chiamare dall’hotel ed in questo caso il costo è piuttosto alto oppure si può ricorrere alle cabine telefoniche gialle - facilmente identificabili dall’insegna STD/ISD - dove si può chiamare a prezzi veramente molto bassi. E’ un servizio - quello delle cabine STD/ISD - davvero geniale!!!

Telefonia mobile: è attivo il servizio di roaming con Telecom e Wind, generalmente la comunicazione è possibile dalle grandi città, Delhi, Bombay, Jaipur mentre ci possono essere difficoltà in alcune zone più remote ed isolate.

 

NORME E LEGGI La legislazione indiana è particolarmente severa nei confronti dei reati collegati agli stupefacenti, prevedendo condanne di almeno dieci anni di carcere per il possesso anche di modeste quantità di stupefacenti, senza distinzione tra droghe leggere e pesanti. I casi di connazionali arrestati per reati di questo tipo sono in aumento, specie nella regione himalayana dello Himachal Pradesh. Le autorità di polizia locali, un tempo più tolleranti, hanno inasprito la loro condotta. In casi del genere, a parte le condizioni di detenzione particolarmente difficili, vanno considerati anche i lunghi tempi della giustizia indiana. Particolare severità viene inoltre applicata nei reati contro la persona, come nel caso di abusi ai danni di minori. Casi del genere che hanno implicato occidentali si sono verificati in passato, in particolare a Goa. Le pene possono giungere fino al carcere a vita.

SICUREZZA Per recarsi nel Sikkim ed in quattro Stati del Nord-Est (Arunachal Pradesh, Nagaland, Manipur e Mizoram) è necessario ottenere uno speciale permesso da parte delle Autorità indiane. Il resto del Paese presenta condizioni di sicurezza accettabili. Nota a parte per la regione del Kashmir che puo’ essere visitata a periodi alterni a seconda della situazione politica.  può essere visitata in condizioni di sicurezza il Ladakh, raggiungibile per via aerea o per via terrestre da Manali. E' preferibile evitare di viaggiare di notte in auto ed in autobus su strade extraurbane, in ragione dell'elevato rischio di incidenti automobilistici. Per gli spostamenti a medio e lungo raggio è meglio ricorrere al treno o all'aereo. Occorre inoltre adottare un comportamento adeguato per evitare di offendere le credenze religiose, le tradizioni ed i costumi locali, che variano da zona a zona.

 

FOTOGRAFIA Nessun problema per scattare fotografie. Quasi sempre, quando si accede ad una zona monumentale, viene richiesto di pagare un biglietto per la macchina fotografica e per la video-camera (solitamente poche rupie).  Per quanto riguarda la video camera, non è più necessario dichiararla all’arrivo. E’ inoltre proibito, per ragioni di sicurezza, scattare fotografie negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei pressi di ponti e zone militari.

Non lasciare le pellicole impressionate all’interno dei bagagli poiché questi, sia in entrata che in uscita dal Paese, sono controllati da un detector che potrebbe danneggiarle.

 

ABBIGLIAMENTO Abiti sportivi e comodi.  Indumenti leggeri per il giorno, camicie sportive, scarpe confortevoli, occhiali da sole ed un impermeabile. Per la sera e per la forte aria condizionata negli alberghi è consigliabile avere a portata di mano un maglione e, per le signore, uno scialle. Per visitare i luoghi di culto è opportuno evitare di indossare abiti troppo succinti.

Importante: prima di entrare nei templi e nelle moschee è usanza -obbligo- togliersi le scarpe; solo a volte, non sempre, sono disponibili dei sopra scarpe ed in questo caso generalmente è consentito tenere le calze (consigliate poiché non tutti i templi sono puliti).

 

SHOPPING E ARTIGIANATO L’India è un grande bazar, un vero e proprio paradiso per i cacciatori di ricordi.

Oggetti utili ed artistici, prodotti di artigianato familiare, si possono acquistare dovunque. Non c’è materiale, per quanto modesto, che l’artigianato indiano non trasformi in oggetto utile. Lo stesso si può dire per i materiali più preziosi, di cui l’India è produttrice in quantità sbalorditive. Scialli del Kashmir, broccati di Benares, gioielleria, avorio intagliato, articoli di cartapesta, oggetti di metallo intarsiato, tappeti: tutti prodotti da abili mani, con vivo senso del colore, in una tradizione che si tramanda da generazioni. Si distinguono i vasellami di Jaipur e Gwalior così come gli oggetti in ottone con intarsi e lavori di smalto di Jaipur, Benares e del Kashmir.

Cuttack, nell’Orissa, è famosa per la filigrana d’oro e d’argento, mentre  Mysore è  nota per gli intagli in legno e avorio.

Per i lavori in legno i centri principali rimangono Mysore, Trivandrum, il Gujarat e il Kashmir. I tessuti indiani, fatti a mano, sono notevoli per gli audaci colori e disegni e pochi sono i turisti che tralasciano l’acquisto di un “Sari”, la tipica veste femminile oppure il “Dhoti”, l’abito maschile.

Infine Jaipur è famosa fin dai tempi antichi per le pietre preziose e semipreziose ma nell’acquisto  - è opportuno sottolinearlo - è d’obbligo la competenza.  Vastissima è la produzione di oggetti antichi ma rari sono i pezzi d’antiquariato. Vengono offerte pelli di cobra e pitone la cui esportazione è proibita come anche quella  di avorio.

 

CLIMA

In un Paese tanto esteso  il clima è alquanto diversificato. Nella pianura gangetica, da novembre a marzo, abbiamo la stagione secca, l’inverno, con temperature miti e più adatte al turista europeo. Giunge poi  improvvisa l’estate con temperature di 40 e più gradi fino a giugno, quando arrivano i monsoni e tutto il territorio si trasforma in una distesa di verde. Diverso è il clima nel Kashmir, dove si può trovare refrigerio durante le torride estati. Il periodo migliore per visitare il Kashmir, che ha un clima molto simile a quello italiano, è da giugno a settembre. Per viaggiare nel Ladakh i mesi di luglio e agosto sono i migliori. Meglio  evitare le regioni orientali durante il periodo estivo.

Per quanto riguarda il Sud invece, da evitare luglio e agosto nella regione del Kerala, esposta al monsone da sud-ovest, mentre per quanto riguarda il Tamil Nadu ci possono essere piogge tra ottobre e dicembre, la coda del monsone da nord-est, denominato il “piccolo monsone”.  Anche per l’India del Sud comunque il periodo migliore è quello che va da ottobre a marzo/aprile.  A grandi linee comunque, l’anno indiano si  può così suddividere:

 

STAGIONE SECCA                                               da ottobre a febbraio

STAGIONE CALDA                                               in marzo ed aprile

STAGIONE UMIDA                                               in maggio e giugno

STAGIONE DELLE PIOGGE                                 da luglio a settembre

 

 

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Calcutta

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Bombay

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Madras

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Bangalore

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Trivandrum

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GEOGRAFIA

L’India si può dividere in tre zone principali:

·la zona montuosa Himalayana

 la pianura  Indo-gangetica

·l’altipiano del Deccan con la penisola meridionale.

Il sistema Himalayano è un susseguirsi di catene di montagne che si estende su un arco di 2.400 Km  con oltre 40 cime che superano i  7.000 m.

La pianura Indo-gangetica è la più vasta estensione alluvionale al mondo, un bassopiano che si estende dal Bengala al Mar Arabico e che comprende le parti più ricche e popolose dell’India, le stesse che nel corso di millenni subirono le invasioni dei popoli asiatici. L’aspetto è vario e a seconda della piovosità  può essere lussureggiante o desertica; verso il Pakistan c’è il deserto del Thar, a nord-ovest si trova invece il Punjab, una delle regioni più fertili dell’India. A est di Delhi si espande l’Indostan, ovvero la grande pianura del Gange, con gli affluenti che scendono dall’Himalaya. Il Brahmaputra ha le sorgenti sul versante opposto all’Himalaya, attraversa l’Assam ed il Bangladesh e si versa nel Gange prima che questo raggiunga il Golfo del Bengala, formando così il grande delta del Gange-Bramaputra che ha una superficie di 90.000 Kmq  (5 volte la superficie del Veneto).

L’altopiano del Deccan con la penisola meridionale.

E’ la penisola indiana propriamente detta e si estende a forma triangolare dalla pianura settentrionale fino all’estremità di Capo Camorin. L’altopiano del Deccan è separato dalla valle Indo-Gangetica da una catena di colline con una altezza che varia tra i 500 e i 1.200 metri le cui cime principali sono gli Aravalli. La penisola è bordata ai margini dai Ghats, “gradini”,  orientali  ed occidentali  con una altezza media di 1.000 metri.

La sottile striscia del Kerala, sulla costa sud-occidentale è caratterizzata da una vegetazione estremamente rigogliosa e lussureggiante ed è caratterizzata dalla presenza di numerosissimi canali e lagune, le cosiddette  “Back- waters”.

Non altrettanto ricca è la vegetazione nell’altopiano centrale, ricoperto per 1/3 dal Regur, un terreno argilloso, appiccicoso quando piove, ma fertilissimo, adatto in particolare alla coltura del cotone.

 

GASTRONOMIA INDIANA

Nell’India del nord predomina il piatto di carne di montone e pollo; nel sud invece troviamo una grande varietà di curries che stuzzicano l’appetito. Ogni pasto consiste in un’unica portata con diversità di cibi, accompagnati da svariati condimenti a base di droghe e sottaceti. I piatti a base di pesce abbondano lungo le coste.

Il riso è l’elemento che regna sovrano in tutte le tavole e lo si usa cuocere a vapore per accompagnarlo poi con gli appetitosi primi piatti. Può essere servito solo oppure con salse di spezie o con intingoli vari. Tra le numerose varietà di pietanze a base di riso c’è il “Pulau” alla Shah Jahan dove al riso con zafferano si aggiungono bocconcini di montone o di pollo. L’arte culinaria indiana si afferma con il “Kabab”, piatto molto comune nell’India del nord; è costituito di piccoli pezzi di carne che viene cotta alla griglia sopra una brace di carbonella fino a quando diventa tenera. Ad Hyderabad troviamo l’ “halem” dove i bocconcini di carne di montone, saporiti con spezie, vengono mescolati con grano macinato e cotto.

Originario del Kashmir è invece il “Roghan josh”, un curry di carne ovina speziato con zenzero, coriandolo e peperoncini verdi. Il pollo viene preparato in modi diversi ma il più delizioso é il “Tandoori”, specialmente quello del Punjab che viene cotto in un primitivo forno di argilla e con una limitata dose di spezie. Si usa mangiarlo con il pane lievitato chiamato “Naan” e lo si mangia con le mani. Il “Makhanwala” invece  è un  pollo preparato e cotto assieme ad una ricca salsa a base di burro ed  è tra i piatti preferiti dell’India del nord.

I piatti a base di pesce sono famosi nel Kerala dove troviamo i gamberi giganti . A Goa abbondano le ostriche che si usa servirle fritte. Nel Kashmir ottima è la trota.

Il “Tandoori” di pesce è molto buono e più che delizioso è il “pomfret”, molto comune nei menù di Bombay.

Molte varietà di pesce vengono preparate secondo le tradizioni locali, come il “Dahi Machh”, piatto tipico del Bengala dove un pesce che si chiama Hilsa viene reso forte con zenzero e radici aromatiche in un curry allo yoghurt.

Il curry e il pane

La parola “curry” indica in origine un particolare condimento diverso da quello che è oggi il significato.

“Curry” era la parola più facile per gli inglesi per definire le salse che si combinavano con il riso. I curries sono vari e molti sono stati perfezionati secondo il gusto della cucina europea.

Il pane migliore è fatto con il grano maturo del Punjab. Abbiamo il “Chapati”, pane non lievitato, ottimo per il curry; il “Puris” pane cotto in un forno di argilla, il “reshmi parathas” a strati molto sottili, ottimo per essere arrotolato attorno al Kabab.

 

La frutta

In India predomina il mango; molto diffuso è anche il jack-fruit (artocarpo); le banane crescono tutto l’anno e ce ne sono di molte varietà; frutta stagionale sono le arance, i guaiavi, la papaya, i meloni ed infine la noce di cocco.

I dolci

Ce ne sono una varietà infinita. Si possono ricordare il “Laddus” e i “Barfis” che sono a base di pistacchio; i “Jalebis” che sono dolcissimi. A Bombay si trova l’ “ Halwa”, di diversi colori è farcito  con noci tritate; a Calcutta il dolce preferito è il “Sondesh”. Il dolce tradizionale dell’India del sud è il “Paysam” . Si potrà concludere il pranzo con il “Rossagolla”, delle palline di crema di formaggio in un denso sciroppo di zucchero e per le grandi occasioni il dolce è il “Payash”

Al termine del pasto è costume masticare il “Paan” composto da calce, noce di betel con dentro misture di spezie e un chiodo di garofano, il tutto avvolto in una foglia di betel.

 

USI E COSTUMI

Namaskar Namaskar o namaste è la forma di saluto più usata in India, sia per quando si incontra che per quando ci si separa da qualcuno. Durante il saluto, si uniscono le palme delle mani e si portano alla fronte: la mano destra rappresenta il Sé superiore o spirituale, quella sinistra rappresenta invece la  nostra natura più materiale, unite rappresentano quindi la persona nella sua completezza.  Tilak Questo è un segno rituale sulla fronte che può assumere il significato di benedizione, saluto o di buon auspicio. Il tilak è normalmente fatto con una pasta rossa denominata kumkum e viene applicato nel punto tra le sopracciglia, la sede della conoscenza  e della concentrazione. E’ il punto in cui gli yogis meditano per unirsi a Brahma ed è estremamente importante nell’adorazione. Si pensa che tutte le azioni e tutti i pensieri abbiano origine da questo punto per cui questo segno rosso rappresenta la “ricerca” individuale per l’apertura del terzo occhio o occhio spirituale. Tutte  le cerimonie ed i rituali hindù iniziano col tilak e con alcuni grani di riso applicati su questo punto con l’indice oppure col pollice. Questa usanza è usata anche quando si ricevono o si salutano ospiti o parenti. Arati Si tratta di un rituale praticato come un atto di amore e di devozione. Viene fatto spesso anche per cercare la benedizione divina, quando si accolgono ospiti, per il compleanno di bambini, per occasioni speciali o per accogliere coppie appena sposate. Il rito dell’Arati  consiste nel disporre 5 piccole lampade (chiamate niranjanas) riempite di olio  in un  vassoio di metallo ed un batuffolo di cotone viene messo nelle lampade. Nel vassoio viene messa anche una conchiglia piena di acqua, foglie particolari o fiori ed incenso. Le lampade vengono quindi accese ed il vassoio viene fatto roteare davanti all’immagine della divinità oppure davanti alla persona che viene accolta. Lo scopo del rito dell’Arati è quello di tenere lontano il malocchio e le cattive influenze. Bindi Questo è un segno di buon auspicio portato da ragazze e donne. La parola Bindi deriva da Bindu, il termine sanscrito che significa punto. Si tratta di solito di un punto  fatto con polvere rossa collocato sulla fronte tra le sopracciglia. Il Bindi è considerato il simbolo della dea Parvati e come tale rappresenta l’energia femminile. E’ tradizionalmente un simbolo di matrimonio che protegge la donna e suo marito ma ultimamente è diventato un vero elemento decorativo ed è portato indistintamente da donne sposate e non e da ragazze. Al giorno d’oggi si vedono quindi Bindi di tutti i colori e di tutte le forme, fatti anche di feltro e decorati con vetro colorato e brillantini.

Ghirlande Le ghirlande di fiori vengono generalmente offerte come segno di rispetto e di onore, per accogliere ospiti oppure per adorare divinità. Sono fatte generalmente  con fiori di gelsomino e calendule arancioni, quindi sempre molto profumate e colorate.

Ornamenti femminili Molte donne indiane portano una spilla al naso decorata con pietre preziose. In origine era esclusivamente un simbolo di purezza e matrimonio, adesso però anche molte ragazze lo indossano come semplice decorazione. Abbiamo poi il “mangalsutra”, una collana fatta di perline nere, simbolo di matrimonio quindi l’equivalente della nostra fede. La collana è allacciata dallo sposo attorno al collo della sposa. Le donne sposate indossano il mangalsutra per proteggere il loro matrimonio e la vita del loro marito e per tenere lontano il male. Nell’India del Sud il mangalsutra è chiamato “tali”.

IL CINEMA IN INDIA Negli ultimissimi anni gli studi cinematografici di Cennai (Madras) hanno sfornato 250 pellicole all’anno, rubando il primato addirittura a Mumbai, cui è sempre andato il primo posto per questo tipo di produzione. Fra gli studi che si possono visitare ricordiamo quelli della MGR Film City che possiede molte scenografie all’aperto, oppure quelli dei Vijaya, dei Prasad e degli AVM (nella zona di Kodambakkam).

Mumbai invece viene addirittura soprannominata Bollywood, perché possiede una lunga tradizione cinematografica e attorno al quartiere di Film City concentra moltissimi studi cinematografici che coprono quasi un quarto della produzione di tutto il paese. Esiste anche una collina con le ville dei divi della celluloide, Malabar Hill. Il mercato indiano offre ben 800 lungometraggi all’anno, una cifra sbalorditiva che neanche lontanamente si avvicina a quella dei mercati europei. Si tratta però per il 90% di pellicole di largo consumo, i cosiddetti ‘masala movie’, che ricercano e si accattivano il favore popolare in tutti i modi con storie melodrammatiche, mielose, passando tranquillamente dallo spionaggio, al musical, dai balletti alle arti marziali, il tutto amalgamato in un mix che agli occhi europei risulta davvero kitsch. Salaam Bombay, la bella pellicola ‘neorealista’ del 1988 firmata da Mira Nair, all’interno di questo panorama sembra davvero costituire una strana eccezione. In realtà si lega ad un filone colto che, vittima di un mercato ristretto con qualche rara occasione sulle vetrine dei festival internazionali, ha sempre cercato con molta serietà e coerenza di analizzare le problematiche sociali del paese. Segnaliamo anche il film “monsoon wedding” che ha vinto la mostra del cinema di Venezia nel 2001.

 

FESTIVITA’

Il calendario indiano è un susseguirsi di feste, una più fantastica dell’altra. Alle feste degli induisti si aggiungono quelle dei mussulmani, dei giainisti, dei sikh, dei parsi e dei cattolici. Quelle degli induisti sono solitamente le più colorate e  suggestive.

Ecco le principali:

PONGAL, nel mese di gennaio, si svolge nel sud dell’India e per tre giorni si festeggia il nuovo raccolto.

REPUBLIC DAY, LA GIORNATA DELLA REPUBBLICA, il 26 gennaio - E’ la più grande festa nazionale con parate militari.

THAIPUSAM, in Tamil Nadu a gennaio/febbraio. Nei templi dedicati al Dio Kartikeya spettacolari camminate sui carboni ardenti.

VASANT PANCHAMI, nel mese di gennaio/febbraio. Si festeggia in tutta l’India, ma in particolare nel nord, in onore della dea della saggezza, Saraswati.

FESTIVAL DI MADURAI, nel mese di gennaio/febbraio. Si svolge a Madurai, nel Tamil Nadu, in onore della nascita di Tirumala Nayak, il sovrano di Madurai del XVII secolo.

SHIVARATRI,  nel mese di gennaio/febbraio.  Si celebra in tutta l’India ed è dedicata al dio Shiva.

HOLI,  nel mese di febbraio/marzo. Si festeggia  in tutta l’India e segna la fine dell’inverno.

DESERT FESTIVAL, nel mese di febbraio. Si svolge a Jaisalmer, in Rajasthan. Durante i tre giorni di festeggiamenti, gare di cammelli, danze e musiche.

POORAM, nel mese di aprile/maggio . E’ il festival più spettacolare del Kerala, con colorate processioni di elefanti.

MEENAKSHI KALYNAM,  nel mese di aprile/maggio. Si svolge a Madurai in onore del matrimonio simbolico di Meenakshi con il dio Siva.

FESTIVAL DI HEMIS, alla fine di giugno nel monastero di Hemis, il più grande del Ladakh. Festeggiamenti in onore della nascita di Guru Padmasambava, con splendide danze accompagnate da cimbali e tamburi.

RATH YATRA,  nel mese di luglio. E’ lo spettacolare festival dei  grandi carri del famoso tempio di Jagannath a Puri, nell’Orissa.

ONAM,  in agosto, la festa più famosa del Kerala, con la  spettacolare regata nei canali delle backwaters

DIWALI,  La festa delle luci, a novembre in tutta l’India, è una delle feste più belle. Ci sono lampade accese dappertutto, le case sono decorate, alle porte sono appese ghirlande di foglie e fiori e sul pavimento davanti all’ingresso si fanno disegni colorati per accogliere gli ospiti.

FIERA DI PUSHKAR, ottobre/novembre, la più celebre fiera del Rajasthan, con un grande mercato di cammelli e con migliaia di pellegrini che vengono a bagnarsi nelle acque sacre del Lago di Pushkar, località vicino ad Ajmer. E’ una grande festa colorata che dura 12 giorni.

 

Letture consigliate

» Mahabharata e Ramayana, i grandi poemi epici indiani, sono disponibili nella versione dello scrittore R.K. Narayan pubblicata dall'editore Guanda.
» Racconti dall'India, a cura di Claudio Gorlier (Oscar Mondadori, Milano), per un assaggio di prosa indiana, e Rose d'India (Edizioni e/o, Roma 1996), raccolta dedicata a opere brevi di scrittrici.
» Kim (di cui esistono numerose traduzioni in italiano, in particolare di Mondadori e Garzanti) e Racconti semplici delle colline (Guaraldi, Rimini 1995) di Rudyard Kipling: romanzi ambientati nel pittoresco mondo indiano da colui che è per antonomasia l'interprete vittoriano dell'India.
» L'India (senza gli Inglesi) di Pierre Loti (EDT, Torino 1992): ufficiale della marina francese, viaggiatore per dovere e per passione, Loti è l'autore di un ritratto dell'India di inizio '900 che, tralasciando qualsiasi accenno al colonialismo britannico, descrive un paese di grande fascino caratterizzato da abissali contrasti.
» Viaggi in India di Norman Lewis (Feltrinelli 'Traveller', Milano 1993) è un'interessante descrizione del viaggio dell'autore nel Bihar e tra i villaggi tribali dell'Orissa.
» Passaggio in India di E.M. Forster (Oscar Mondadori, Milano 1988) coglie perfettamente l'incomprensione tra Inglesi e Indiani.
» Dall'India di Hermann Hesse (Oscar Mondadori, Milano 1990): una raccolta di racconti ispirati a un viaggio compiuto dal celebre scrittore nel 1911; il suo romanzo più famoso, Siddharta (Adelphi, Milano 1993), si svolge sullo sfondo di un'India metafisica e contemplativa, popolata di personaggi alla ricerca dell'Assoluto.
» India di Mircea Eliade (Bollati Boringhieri, Torino 1991): gli appunti di viaggio del celebre storico delle religioni, recatosi in India per incontrare il poeta Tagore e visitare città e monasteri.
» Verso la cuna del mondo. Lettere dall'India di Guido Gozzano (EDT, Torino 1998; collana 'Viaggi e Avventura'): resoconti di viaggio che contengono tutta la magia e le ambiguità dell'India.
» Storia dell'India di Stanley Wolpert (Bompiani, Milano 1992): voluminosa ma economica nella versione in brossura.
» Storia dell'India di Hermann Kulke e Dietmar Rothermund (Mondadori, Milano 1991): corposa ed esauriente, come la Storia dell'India di Jean Daniélou (Astrolabio ,'Civiltà dell'Oriente', Roma).
» L'India oggi, a cura di Enrica Pischel Collotti (Franco Angeli, Milano 1984): per approfondire momenti specifici della storia indiana contemporanea; è una raccolta di saggi che si sofferma sui temi dell'induismo, delle caste, della colonizzazione britannica, dell'economia e della politica interna ed estera.
» La civiltà indiana e noi di Luis Dumont (Adelphi, Milano 1986) è un prezioso contributo alla comprensione della società indiana e dei motivi che ce la fanno apparire distante ed estranea.
» La civiltà occidentale e l'India di Rabindranath Tagore (Bollati Boringhieri, Torino 1991): un contributo alla comprensione delle differenze da parte del grande poeta indiano.
» Cultura e società in India di Ashis Nandy e altri (Fondazione Agnelli, Torino 1991) è una raccolta di saggi su economia, società e religione nell'India contemporanea.
» Le religioni dell'India di Jean Gonda (Jaka Book, Milano 1981) è un'opera storica in due volumi: il primo è dedicato all'induismo antico e il secondo all'induismo recente. Più breve e maneggevole è L'induismo. Antologia di una civiltà di Madeleine Biardeau (Oscar Mondadori, Milano 1985).
» Induismo e buddismo di Ananda K. Coomaraswamy (Rusconi Libri, Milano 1986) è una sintetica presentazione delle due principali religioni dell'India.
» Il sentiero del Buddha di Tom Lowenstein (EDT, Torino 1997; collana 'Saggezze del mondo') è un libro vivace e riccamente illustrato sulla storia e le leggende del buddhismo, oltre che sui temi principali della sua tradizione spirituale, antica e contemporanea, e la sua diffusione nelle società occidentali.
» Le spiritualità dell'India di Richard Waterstone (EDT, Torino 1997; collana 'Saggezze del mondo'): i temi fondamentali delle tradizioni spirituali dell'India, in particolare di quelle hindu, buddhista e giaina.

 

STORIA

2500a.C. Lungo il corso dell’Indo, nella zona dell’attuale Pakistan, si sviluppa una civiltà ricca e fiorente che sfrutta i terreni fertili della vallata e intrattiene scambi commerciali con il mondo arabo. I centri più importanti sono costituiti dalle città di Mohenjodaro e Harappa, ma scavi recenti hanno portato alla luce anche Lothal e Ahmedabad. I legami e le influenze fra l’induismo e alcune caratteristiche religiose e culturali di questa civiltà sono evidenti nel culto di alcune divinità fra cui quello della dea madre, che in seguito diventerà Kali, di una divinità maschile con tre facce, seduta in posizione di yogi accanto a tre animali, che sarà il futuro Shiva, e nel culto di alcuni animali. Un altro elemento di grande interesse è costituito dall’organizzazione sociale guidata da sacerdoti e da una particolare cura riservata alla costruzione della rete fognaria che indica paura per la contaminazione, ossessione per i lavaggi rituali e una raffinatissima tecnica idraulica. Questa civiltà crolla in seguito all’invasione ariana.

XVI-VI a.C. Una popolazione proveniente dall’Asia centrale, probabilmente dalla zona del Caspio, invade ad ondate successive la penisola indiana e occupa tutta la zona settentrionale e centrale, spingendo gli abitanti originari verso sud. Si tratta degli ariani o Arya (perché si definivano ari, cioè nobili) che allevano animali, mangiano carne, conoscono il fuoco e si muovono su carri trainati da cavalli dai quali atterriscono i propri avversari. Nel corso dei secoli l’amalgama culturale fra la civiltà arya e quella dravidica, propria del sud del paese, darà origine a un complesso sistema religioso che sfocerà nella compilazione dei Veda, i primi testi sacri che raccolgono inni e formule religiose molto complesse. La casta sacerdotale riafferma il suo potere già attorno al VIII secolo a.C., dividendo la società in un complesso sistema castale che tutt’oggi, nonostante molti e ripetuti sforzi, determina e condiziona i rapporti sociali. La stessa casta stabilisce un codice di regole rigide e precise per quanto riguarda l’alimentazione, il cibo, i matrimoni, i viaggi, il bere e obbliga al rispetto assoluto per i brahmani, i sacerdoti e gli animali, senza però cancellare la tradizione carnivora degli aryani.

563 a.C. Si tratta dell’anno in cui la storia attesta la nascita di Guatama Shakyamuni, ovvero il Buddha. Nel 540 a.C. invece nasce Vardhamana Jina, che diverrà il fondatore dello jainismo.

521-486 a.C. Dario re di Persia occupa durante alcune campagne militari l’estremo nord del paese, le zone del Punjab e del Sind.

326 a.C. Alessandro Magno intraprende una delle più incredibili campagne militari della storia dell’umanità dirigendosi verso la valle dell’Indo. Il grande condottiero non raggiungerà mai il paese e si fermerà in Persia costretto a tornare dall’ammutinamento delle sue truppe.

321 a.C. Re Chadragupta Maurya unifica la zona settentrionale dell’India e crea un potente regno che arriva fino alla regione di Mysore.

273 a.C. Sale al potere il nipote di Chadragupta, Ashoka che estende i confini dell’impero fino al Kalinga, l’attuale Orissa, occupando anche gran parte delle regioni meridionali. Secondo la tradizione all’anno 262 a.C. risale la conversione del re al buddismo, un evento capitale che contribuisce a diffonderlo in tutto il dominio. In questi primi secoli il buddismo incontra il favore del popolo, minando seriamente il primato dell’induismo brahmanico. Oggi il paese è ancora ricco delle numerose testimonianze degli editti di questo imperatore scolpiti su colonne, dallo stato del Gujarat a quello del Madhya Pradesh, e il sigillo ufficiale dello stato è ancora quello inventato da Ashoka. Alla sua morte però, avvenuta nel 232 a.C., l’impero si disintegra a favore dei piccoli regni limitrofi.

II-I secolo a.C. Si afferma il regno di Gandhara nel nord-ovest, in seguito allo smembramento del regno di Alessandro Magno, mentre nel sud-est si espande il regno degli andhra e ai maurya si sostituiscono i sunga. Il regno di Satavahana invece si sviluppa nelle regioni centro-meridionali da una costa all’altra lungo un arco di quattro secoli, giungendo ad allacciare rapporti commerciali anche con l’impero romano. In questo periodo vengono edificati i bellissimi templi delle grotte che si incontrano nella parte centrale del paese e nasce una forma di buddismo chiamato ‘piccolo veicolo’ (hinayana) che rifiuta di rappresentare l’immagine del Buddha, se non attraverso simboli allusivi.

I secolo a.C. Il popolo dei chedi si impone nella regione del Kalinga e dà vita ad un regno molto fiorente.

I secolo d.C. Gli scambi fra la penisola e i popoli che gravitano intorno al bacino del Mediterraneo si intensificano. Inizia la diffusione del cristianesimo, spinto secondo la tradizione dall’opera dell’apostolo Tommaso.

III secolo Il regno Satavahana si disgrega in piccoli regni minori, mentre nell’area centrale prendono il sopravvento i vakataka, nel sud fiorisce l’impero dei pandaya che durerà quasi mille anni.

319 Ha inizio con re Chandragupta I l’impero dei gupta nell’India settentrionale. Attorno al VII secolo le città di Ajanta, Ellora, Sanchi e Sarnath diventano centri culturalmente molto fiorenti, progettano opere grandiose e segnarono profondamente un periodo della cultura indiana che verrà chiamato ‘classico’.

VI secolo Attorno a Vatapi, che diverrà capitale, si stabiliscono per circa due secoli i chalukya, mentre i pallava, che dominano la regione di Chennai, entrano in una fase di grande fioritura artistica.

712 I mussulmani raggiungono il Deccan e iniziano ad addentrarsi nella penisola, conquistando alcune regioni della parte settentrionale. Frattanto i pallava, ormai in declino, vengono conquistati dai chalukya.

IX secolo La dinastia dei chola, feudataria dei pallava, dà inizio ad un potente impero che avrà il suo centro nella città di Thanjavur e lentamente annetterà il regno dei pallava, raggiungendo le Maldive e lo Sri Lanka.

X secolo Il popolo dei ganga, stanziatosi nelle regione dell’Orissa, entra in una fase di grande splendore che trova nei capolavori architettonici di Bhubaneshvar, Puri e Konarak le sue massime espressioni.

XII-XIII secolo Nel sud si affermano alcune dinastie minori: quella degli hoysala nella zona di Mysore, quella dei kakatiya nel Deccan orientale e quella dei pandaya nel sud. Al nord invece acquista forza il sultano di Delhi che durante il secolo successivo organizza molte incursioni nel sud della penisola sottomettendo numerose regioni.

XV secolo Nel sud fiorisce con grande forza il regno di Vijayanagar, che verrà sconfitto nel 1565 da una coalizione di sultani del Deccan. Nel 1498 Vasco de Gama approda sulle coste indiane.

XVI secolo Ha inizio nella parte settentrionale la fase degli imperi moghul, contemporaneamente nel sud i portoghesi fondano alcune basi commerciali sulla costa occidentale.

XVII secolo Nascono altre basi commerciali ad opera dei mercanti olandesi, inglesi e danesi. Intorno alla metà del secolo la Compagnia delle Indie Orientali possiede ben 27 basi sul territorio indiano.

XVIII secolo Nel settentrione crollano i regni dei moghul a favore del popolo maratha. Gli europei si destreggiano all’interno dei vari conflitti locali cercando di trarne vantaggi territoriali. Scoppiano le guerre cosiddette carnatiche (1746-1761) fra gli inglesi e i francesi.

1818 Lord Hastings, capo della Compagnia delle Indie Orientali, sconfigge definitivamente l’impero dei maratha. Ormai gli inglesi controllano un vastissimo territorio.

1857 In seguito ad una rivolta delle truppe indigene al servizio degli inglesi, il paese passa sotto il controllo diretto della corona britannica.

1885 Nasce il Congresso Nazionale Indiano composto dalle classi indiane medio-alte istruite nelle scuole inglesi. Le riforme che vengono proposte però non trovano applicazione. Si delineano due correnti: una moderata e una radicale.

1914 L’India è costretta dall’Inghilterra ad entrare nel primo conflitto mondiale, ne avrà ingenti spese e perdite, nonché un contraddittorio conflitto interno che vedrà i musulmani indiani schierati a favore della Turchia, che occupa però il fronte opposto a quello inglese.

1919 L’Inghilterra concede all’India una pallida forma di autogoverno. Gandhi nel frattempo è tornato dal Sudafrica dove si era recato per alcuni studi e dà inizio al movimento di rivolta indipendentista, organizzando una giornata di sciopero di massa. L’esercito britannico però spara sulla folla mietendo centinaia di vittime.

1930 Nehru si impone alla testa del Congresso e proclama provocatoriamente il 26 gennaio giornata dell’Indipendenza. Gandhi organizza la ‘marcia del sale’, poi viene arrestato. Il leader musulmano Muhammad Ali Jinnah si fa promotore della nascita di un nuovo stato autonomo musulmano, che chiama la terra dei puri, ovvero Pakistan.

1939 Il Congresso rifiuta di entrare in guerra al fianco degli inglesi.

1946 Una delegazione inglese dà inizio alle trattative fra la parte musulmana e quella indiana ormai in aperto conflitto.

1947 La corona britannica dichiara ufficialmente di volersi ritirare dall’India. Nasce il Pakistan composto però da due stati, uno corrispondente a quello attuale, l’altro ad oriente nelle regione del Bengala.

1948 Gandhi viene assassinato da un integralista indù perché considerato troppo tollerante nei confronti dei musulmani. Gli succede Jawaharlal Nehru che sul piano della politica interna dà inizio ad un periodo di forte statalismo, promuove piani quinquennali per cercare di modernizzare l’agricoltura, mentre sul piano della politica internazionale, in epoca di guerra fredda, sceglie di non allinearsi.

1964 Muore Nehru e gli succede Lal Bahadur Shastri che nel 1965 deve affrontare un conflitto armato con il Pakistan. Nel 1966 però muore e il potere viene assunto da Indira Gandhi, la figlia di Nehru (il cognome lo deve al marito, che non è parente del Mahatma e che sposa giovanissima, separandosi quasi subito). Nel 1959 la Gandhi era stata alla guida del Partito del Congresso, nel 1964 invece ministro dell’informazione. In qualità di premier si trova a dover affrontare una situazione di grave crisi economica e sociale. Inizia un nuovo piano di riforme che prevede la statalizzazione delle banche, una campagna di alfabetizzazione e di controllo delle nascite.

1971 Scoppia una nuova guerra con il Pakistan che termina con la nascita del Bangladesh.

1975 In seguito a una serie di violenti scioperi, Indira Gandhi proclama lo stato di emergenza, fa arrestare i capi della rivolta e sospende i diritti civili fondamentali. Scelte molto impopolari che rafforzano il potere centrale a scapito dei diritti democratici e che nelle elezioni del 1977 portano alla sconfitta del Partito del Congresso.

1980 Il partito di Indira Gandhi torna al potere, ma nel 1984 la premier dà ordine alle truppe militari di assaltare un gruppo di sikh estremisti, asserragliatisi all’interno del Tempio d’oro di Amritsar al fine di ottenere uno stato autonomo. La decisione le sarà fatale: dopo pochissimo tempo viene uccisa infatti da due sikh.

1984 Viene eletto Rajiv Gandhi, il figlio di Indira, ma gli anni del suo mandato sono ostacolati da numerosi disordini e manifestazioni. Promuove l’innovazione tecnologica, cerca di diminuire gli apparati burocratici del partito, dà inizio a trattative con numerosi gruppi separatisti, fra cui il Punjab, l’Assam e il Kashmir.

1989 Rajiv Gandhi viene sconfitto alle elezioni da un gruppo di estremisti indù di destra, il partito del Bharatiya Janata Party (BJP). Nel 1990 però il leader del BJP viene arrestato in seguito ad una marcia sulla moschea di Ayodhya con l’intento di distruggerla e di ricostruirvi un antico tempio indù. Le elezioni del 1991 sembrerebbero quelle propizie per un ritorno di Rajiv Gandhi, ma un estremista tamil lo uccide.

1992 Purtroppo la moschea di Ayodhya viene rasa al suolo innescando scontri violenti fra indù e musulmani in tutto il paese.

1998 Si afferma di nuovo il BJP, vengono organizzati 5 test nucleari nel Rajasthan sperando di segnare la definitiva superiorità sul Pakistan che però nello stesso anno compie 6 test nucleari.

 

LUOGHI PRINCIPALI

 

MADRAS, o Chennai, è un importante centro della cultura tamil, dalla quale ha recentemente recuperato l’antico nome. Le sue origini sono remotissime: probabilmente era già un centro di scambi all’inizio dell’era cristiana quando la tradizione vuole venisse raggiunto dall’apostolo Tommaso. Nel 1639 la città accolse il primo punto d’appoggio della potente Compagnia delle Indie Orientali, secondo una concessione dell’ultimo sovrano vijayanagar di Hampi. A quest’epoca risale la costruzione di Fort St George, il nucleo storico della città coloniale.  Da sempre l’importanza di Chennai è legata alla manifattura tessile, ma oggi la città aspira a divenire uno dei principali centri industriali del sud del paese, grazie ad industrie meccaniche, alla produzione di sigarette e ad una copiosa industria cinematografica legata alla cultura tamil.

Una visita non può mancare Fort St George, il complesso storico che si affaccia sulle rive del fiume Kuvam, circondato da un fossato e da mura, che ha subito però numerose modifiche nel corso dei secoli. Attualmente ospita la sede dell’Assemblea legislativa e del Segretariato del governo all’interno di imponenti edifici in stile neoclassico. E’ possibile visitare il Fort Museum con una ricca documentazione e alcuni oggetti dell’epoca coloniale, oppure la St Mary’s Church, la più antica della città e forse anche del paese.
George Town invece, subito a nord del forte, costituisce il nucleo coloniale della città con alcuni edifici che meritano di essere visti. Fra questi si trova la High Court, un’imponente architettura in stile indosaraceno con due torri in arenaria rossa sormontate da una cupola tondeggiante. All’interno vi si trovano l’Alta Corte di Giustizia e la Corte Civile. Passeggiando lungo le strade del quartiere, soprattutto lungo la famosa Popham’s Broadway, si incontrano centinaia di negozi, bazar e vecchi edifici di culto delle comunità che hanno abitato in passato la zona, ad esempio la chiesa della comunità armena, un bell’edificio del XVII secolo, oppure la chiesa cattolica portoghese o alcune moschee.
Il tour può proseguire dirigendosi verso Marina Beach, la lunghissima spiaggia che si affaccia sul golfo del Bengala, oppure può condurre al Governament Museum, davvero imperdibile perché custodisce una delle migliori raccolte di arte antica di tutta l’India.
Spostandosi invece verso i quartieri meridionali, verso il corso del fiume Adyar, nella zona di Mylapore, si raggiunge la Cattedrale di S. Thome, sorta nei pressi del luogo dove nel 78 d.C. avvenne la sepoltura dell’apostolo Tommaso. Attorno al X secolo i cristiani nestoriani eressero un piccolo edificio in seguito ampliato dai portoghesi che avevano creato in questa zona un’importante base commerciale. L’architettura odierna risale agli ultimi anni del XIX secolo e all’interno conserva reliquie dell’Apostolo Matteo e una statua della Vergine, molto probabilmente trasportata qui dal Portogallo. A Little Mount prosegue l’itinerario dedicato al santo con una grotta che si dice fosse una dimora dell’apostolo, mentre St Thomas Mount rappresenta il luogo dove il santo fu martirizzato.

 

KANCHEEPURAM  è una delle sette città sacre per la religione indù insieme a Haridvar, Varanasi, Mathura, Ayodhya, Ujjain e Dwarka. La sua storia è remotissima, ne dà testimonianza per primo un pellegrino cinese che attorno al VII secolo d.C. vide nella zona numerosi stupa buddisti e molti tempi indù. In seguito la città divenne capitale del regno dei pallava durante il quale prevalsero i riti indù e vennero costruiti stupefacenti luoghi di culto indicativi di una civiltà economicamente e culturalmente fiorente. Ai pallava seguirono i chola e quindi i vijayanagara che lasciarono altre importanti testimonianza architettoniche alla città. L’impero coloniale britannico interessato più che altro alla fortissima industria tessile cittadina combatté per molti anni duri scontri con i francesi per mantenerne il controllo.
Ancora oggi a Kanchipuram è possibile comprare i sari più belli, facendosi strada fra una fitta folla dei pellegrini che giungono da tutto il paese per visitare gli storici edifici sacri, perennemente popolati da un'umanità varia e da numerosi mendicanti. La zona circostante per un raggio di circa 5km è letteralmente disseminata di antichi edifici religiosi

Il Kailashanath mandir è sicuramente fra i più importanti ed è una delle architetture più antiche del paese. Risale addirittura al VII-VIII secolo e fu costruito per iniziativa di uno dei più importanti re pallava. Il tempio è dedicato a Shiva ed è più semplice rispetto agli sviluppi seguenti, ma forse più affascinante. Ricordiamo che è uno dei pochi luoghi di culto indù la cui visita è concessa a tutti. La struttura è circondata da piccoli tempi minori che custodiscono alcune sculture del dio Shiva.
Merita una visita anche il tempio di Ekambareshvara, un complesso enorme del XVI secolo che copre quasi 9 ettari all’interno dei quali si trova un albero di mango che pare conti oltre tremila anni! La tradizione indù la considera una pianta sacra, i cui quattro rami rappresentano i quattro Veda (il corpus dei testi di rivelazione indù). Il tempio rappresenta la piena espressione raggiunta dall’arte dravidica sia dal punto di vista delle dimensioni e dell’imponenza delle costruzioni sia dal punto di vista della ricchezza dell’ornamentazione e della varietà degli edifici. Altre mete interessanti sono costituite dal Kamakshi Amman mandir dedicato alla dea Parvati, dal Vaikuntha Perumal mandir dell’VIII secolo e dal Varada Raja Perumal mandir del XVI.

GANGAIKONDACHOLAPURAM Una lunghissima parola, letteralmente ‘la città del chola conquistatore del Gange’, a ricordare il passato glorioso dell’impero chola che ha lasciato in questo piccolo villaggio agricolo, attorniato da risaie, palmizi e terreni arati, uno stupendo tempio shivaita.
Si tratta del Bridishvara mandir, risalente all’epoca di re Rajendra I (XII secolo) che lo volle per celebrare le vittorie militari con cui estese il regno. Il complesso si sviluppa all’interno di un’enorme cortile nel quale, subito dopo l’ingresso, sorge un piccolo tempio dedicato alla dea Durga, quindi il Simhakinnaru, un edificio a forma di leone in cui è racchiuso un pozzo con le acque del fiume sacro Gange.
Di fronte al tempio si trova la statua del toro Nandi decorato con ghirlande di fiori attorno al collo. Il tempio vorrebbe eguagliare la magnificenza di quello di Thanjavur (Tanjore), ma è di dimensioni nettamente più contenute sebbene la lavorazione sia altrettanto raffinata. Lo stupika che si posa sulla sommità della costruzione offre bellissime decorazioni, statue e nicchie. Altri gruppi scultorei di grande interesse si trovano sulla pareti del tempio: su quella occidentale è raffigurato Shiva che racconta alla consorte Parvati la storia dell’asceta Bhagiratha, mentre su quella settentrionale si può ammirare la coppia nell’atto di incoronare con fiori il santo Chandesha

 

TIRUCHIRAPALLI La straordinaria formazione rocciosa di 85 metri, che si erge improvvisamente sulla pianura dando vita ad un picco vertiginoso, ha costituito nei secoli la vera attrazione della città. I fedeli indù vi hanno sempre visto il monte sacro Kailash o una sua rappresentazione terrena, mentre i diversi condottieri passati nella regione hanno sempre dovuto fare i conti con questa postazione strategica e difficilmente conquistabile.
Così Tirunchirapalli fu abitata fin dalla lontana epoca dei pallava, che per primi scavarono alcuni santuari rupestri nella roccia. Successivamente la postazione entrò a far parte dell’impero dei chola e poi dei nayak che vi trasferirono la loro capitale, costruendo una fortezza in cima allo sperone. Dopo gli avvicendamenti coloniali la città si è trasformata in un centro industriale specializzato nella produzione di tabacchi e tessuti

Il fascino indiscusso di questo luogo attira ogni anno migliaia di turisti che si inerpicano lungo la scalinata scolpita nella roccia per raggiungere il cosiddetto Rock Fort, attraverso bazar e negozi carichi di merce di ogni genere. Fra i pochi resti della capitale dei nayak rimangono comunque ancora alcune opere di grande interesse. Lungo il percorso si incontra il tempio di Shiva Matribhuteshvara del periodo dei nayak, di seguito un suggestivo tempio rupestre di epoca pallava, con pilastri decorati e bellissimi rilievi che raffigurano Shiva. Sulla sommità della roccia è posto un altro tempio dedicato a Vinayaka (uno dei nomi di Ganesha, il dio popolare con la testa di un elefante), i non indù non possono accedere all’interno dell’edificio, ma la fatica della salita è ampiamente ripagata dallo spettacolo paesaggistico che permette di ammirare il tempio di Srirangam avvolto da palmizi e all’orizzonte la catena dei Ghat orientali.

Poco distante da Tiruchirapalli, lungo il corso del fiume Kaveri, si trova l’isola di Srirangam che divide il fiume in due rami. Questa isola dalla vegetazione lussureggiante ospita un famoso tempio dedicato a Ranganatha (ovvero Vishnu reclinato sul serpente Ananta). L’edificio principale è circondato da sette corti concentriche che secondo la simbologia indù dovrebbero contenere i mari che rappresentano la manifestazione cosmica sulla terra. La parte più antica risale al XIII-XVII secolo, in seguito però sono state apportate modifiche e aggiunte, soprattutto dopo l’invasione musulmana del XIV secolo durante la quale il tempio ha subito gravi danneggiamenti. All’ingresso si viene accolti da un decoratissimo e possente gopura di ben 70 metri, seguono tre cortili dove sorgono alloggi per pellegrini, sacerdoti, cantori, accanto a molti bazar per giungere infine al quarto cortile, cioè alla parte più sacra del tempio (da qui si devono togliere le scarpe). Risale all’epoca dei sovrani chola e ospita la ‘sala delle mille colonne’, mentre nel cortile successivo, oltre alle cucine nelle quali viene preparato il cibo da offrire agli dei, si trova una stanza dedicata a Garuda (la cavalcatura di Vishnu).

 

TANJORE Questa vivace cittadina del sud posta alla foce del fiume Kuaveri, sempre congestionata da un traffico frenetico e disordinato, ormai sembra aver perso gran parte del fascino e delle ricchezze di quello che fu il cuore culturale e politico del regno dei chola. Fra il X e l’XI secolo re Rajaraja I e re Rajendra I seppero creare un potente impero, ne estesero i confini con grandi conquiste territoriali, ma soprattutto dettero vita ad un centro culturale che raccolse artisti e studiosi di scienze sacre. Il secolo XIII invece segnò il tramonto definitivo dei chola che vennero assoggettati dal popolo dei pandaya. Il XVIII secolo vide avvicendarsi i maratha, i francesi e gli inglesi, fino al definitivo prevalere di questi ultimi durante l’800.
Tanjore (o Thajavur, secondo la consueta doppia terminologia indù o inglese) negli ultimi decenni si è avviata a divenire centro di un importante distretto agricolo e di scambi commerciali, ma raccoglie qualche vestigia del passato glorioso, soprattutto il bellissimo tempio dedicato a Shiva e il palazzo reale; altri luoghi di grande interesse si incontrano nei dintorni

Il Tempio di Brihadishvara risale ai primi anni dell’XI secolo ed è circondato da un cortile (prakara) molto ampio che conduce al gopura decorato da sculture. Si passa quindi in un secondo cortile dove si rimane sconcertati da un vimana imponente e maestoso che raggiunge addirittura i 60 metri di altezza. L’imponente torre, che costituisce l’edificio principale, si sviluppa in tre livelli: un basamento con bassorilievi di circa 15 metri, quindi la torre digradante verso l’alto in 13 strati, per ultimo lo stupika, ovvero l’enorme cupola ricavata da un unico pezzo in granito che si dice pesi ben 80 tonnellate e sia occorsa una rampa di 6 km per issarla. L’interno del tempio, che non è concesso ai non indù,  conserva una rappresentazione simbolica del dio Shiva, un toro in granito nero che ogni giorno viene unta d’olio e burro. Annesso al complesso templare è stato allestito il Museo Archeologico dove sono illustrate le fasi del restauro del tempio e la storia del popolo chola.

Il Palazzo Reale è un edificio imponente che sorge nel cuore della città vecchia, formato da torri di osservazione, arsenali, sale ampie e giardini, attualmente in corso di restauro.

Risale alla metà del XVI secolo, voluto dal popolo nayak, venne in seguito rimaneggiato dai maratha. Vicino all’ingresso si trova il Royal Museum con alcuni reperti dei gloriosi imperi, mentre all’interno del palazzo è possibile visitare la ricca sala delle udienze, il Sarasvati mahal, una bellissima biblioteca che conserva un’importante collezione di manoscritti su foglia di palma, e la Schwartz Church del 1777 che sorge nel giardino del palazzo.

 

MADURAI Questa antichissima cittadina, soprannominata ‘la città del nettare’, si sviluppa lungo rive del fiume Vaigai; fiorente centro attorno al quale si svilupparono regni raffinatissimi, è oggi meta di un flusso incessante di pellegrini in visita al tempio di Sri Meenakshi, uno dei più famosi dell’intero paese.

La storia di Madurai ebbe inizio attorno al III secolo a.C. quando la dinastia pandya dette vita ad un ricco impero, eleggendola capitale e perno di un fitto intreccio di commerci che arrivarono a coinvolgere persino i popoli del Mediterraneo. Qualche traccia di questa civiltà indù è addirittura presente negli scritti di alcuni autori greci. Molti secoli dopo i pandaya furono assoggettati dai chola, fino a quando nel 1311 giunse in città il sultano di Delhi che prese il potere per diversi decenni. Successivamente subentrarono i vijayanagar, i re di Hampi, ai quali seguirono i nayak che per due secoli, dal XVI al XVIII, riuscirono ad affermare una civiltà ricca e potente durante la quale fu eretto il tempio di Meenakshi. La storia dell’800 lega il destino della città, come del resto quello di tutta l’India, alla Compagnia delle Indie Orientali che ne trasformò il volto, avviandola a divenire un centro moderno.

La parte vecchia di Madurai è stata disegnata come un mandala - un cerchio con un complicato diagramma che rappresenta il cosmo - a forma di loto con il grande complesso religioso nel centro, accanto alla riva meridionale del fiume. Il tempio di Sri Meenakshi, o Minakshi Mandir, venne dedicato alla consorte di Shiva e al dio nelle vesti di coniuge - chiamato Sundareshvara. L’edificio rappresenta una delle più alte espressioni di architettura dravidica, iniziata con semplici strutture scavate nella roccia, per raggiungere quella che potremmo definire una fase barocca, riccamente elaborata, proprio qui a Madurai. I 12 gopura (le torri che sovrastano l’ingresso ai tempi) sono ricoperti da migliaia sculture colorate che raffigurano l’intero pantheon buddista, divinità, figure mitologiche e animali. I quattro gopura più alti sono imponenti e sfiorano i 50 metri. Lo spettacolo è reso sicuramente più suggestivo dalla sterminata folla brulicante che attorno al tempio, ma soprattutto nell’interno, si muove continuamente, sola o in gruppo con i sacerdoti, impegnata in attività di ogni genere.

L’ingresso introduce nel Pudhu mandapa, sala nuova o sala della primavera, decorata da colonne cesellate e da sculture raffiguranti dieci re nayak e il dio Shiva. Bancarelle con sete colorate e abiti non mancano mai, anzi sono ovunque, lo stesso Ashta Shakti mandapa, un’altra sala del tempio, è praticamente un bazar dove è possibile acquistare di tutto. Il bacino sacro è costituito dal Pottamarai, il bacino dei fiori di loto d’oro, circondato da gradinate e da un porticato. Il mito vuole che il dio Intra si sia immerso in questo luogo per adorare Shiva. Ricordiamo che l’accesso al santuario di Meenakshi è vietato ai non indù. All’interno si trova il Killikatti mandapa, ovvero la sala dei pappagalli, seguito dall’Oonjal mandapa, la sala dell’altalena, dove la coppia si diverte (alcune immagini vengono messe su un altalena e cullate). Il santuario di Sundareshvara, anch’esso circondato da quattro alti gopura, è incorniciato da un vimana - torre piramidale - dorato; all’interno si incontra il Nandi mandapa dove è custodita la cavalcatura di Shiva, e di seguito la Ayrakkal mandapa, un immenso salone abbellito con quasi mille colonne lavorate in modi diversi nel quale è stato allestito un museo con una bella raccolta di sculture.

L’altro capolavoro di Madurai è il Palazzo di Tirumala Nayak. Deve il suo nome al re che fra il 1623 e il 1659 regnò sulla città. L’edificio venne in parte smantellato dal suo successore che preferì la roccaforte di Trichy, ma i resti trasmettono comunque un’idea di magnificenza e grande eleganza. Lo stile subì varie influenze da quella indo-saracena tardo moghul, a quella più tipicamente dravidica. Notevole il porticato del cortile interno, con colonne granitiche alte 12 metri che sostengono un soffitto a cupole ed eleganti stucchi. Anche la sala del trono offre uno spazio maestoso, alto 20 metri, sovrastato da una bellissima cupola che si richiama ai mausolei moghul.

 

KOCHI (COCHIN) La città portuale di Kochi è situata su un gruppetto di isole e strette penisole. La parte più vecchia della città è uno strano miscuglio di Portogallo medioevale, Olanda e villaggio di campagna inglese innestato sulla costa tropicale di Malabar. Qui potete vedere la chiesa più antica dell'India, strade tortuose con case portoghesi risalenti a 500 anni fa, reti da pesca cinesi, una comunità ebraica le cui origini risalgono al tempo della Diaspora, una sinagoga del XVI secolo, un palazzo contenente alcune delle pitture murali più belle del paese e gli spettacoli del famoso Kathakali, danza teatrale famosa in tutto il mondo. I traghetti percorrono Kochi in lungo e in largo e spesso, nel porto, si vedono i delfini. Buona parte dei siti storici si trovano a Fort Cochin o Mattancherry.

 

LE ACQUE INTERNE DEL KERALA La complessa rete di lagune, laghi, fiumi e canali che ornano la costa del Kerala rendono lo stile di vita di questa regione estremamente particolare, ed è perciò affascinante navigare su queste acque. Le barche attraversano laghi poco profondi e orlati di palme, con reti da pesca cinesi, e passano per canali ombrosi e stretti dove vengono caricati sulle barche 'coir' (una fibra ricavata dalla noce di cocco), copra e noce di acagiù. Si fa tappa presso i piccoli villaggi dove la gente vive dell'attenta coltivazione di minuscoli appezzamenti di terra di pochi metri e si possono vedere le barche tradizionali dalle gigantesche vele con la prua intagliata a forma di drago. La più apprezzata di queste escursioni in barca è il viaggio di otto ore da Kollam ad Alappuzha, ma in questo caso la maggior parte dei vostri compagni di viaggio saranno occidentali. Se siete in cerca di un'esperienza indigena o semplicemente preferite un viaggio più breve, ci sono le imbarcazioni locali che vanno da Alappuzha a Kottayam e Changanassery

 

IMPREVISTI

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