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 Siria

2009

1-ago / 15-ago / 5-set / 17-ott / 14-nov / 26-dic

 2010

9-gen / 13-feb / 6-mar / 3-apr / 24-apr / 15-mag / 17-lug / 7-ago / 4-set / 2-ott / 6-nov / 4-dic / 25-dic

 

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Itinerario

Giorno 1

Italia - Damasco         

Partenza dall’Italia,  Arrivo ad Damasco accoglienza all’aeroporto e trasferimento. sistemazione in hotel,   pernottamento.

 

Giorno  2
Maaloula – Krak des Chevaliers -Hama

Dopo la prima colazione partenza per Maaloula, villaggio perso nelle montagne siriane dove ancora la comunità cristiana celebra la messa nella lingua con la quale Gesù di Nazaret, il Cristo, predicava, l’Aramaico. ( clicca qui e Ascolta il "Padre Nostro in Aramaico)  Si prosegue ancora fino alla tappa più importante della giornata, che è la visita ad una delle più straordinarie strutture architettoniche medievali di tutto il Medioriente: il Crac dei Cavalieri, fortezza costruita dai Crociati nel XII secolo.Il Krac, uno dei monumenti più noti della Siria, fu edificato in diverse fasi dai Crociati tra il XII e il XIII secolo, in una posizione strategica, all’incrocio fra Turchia, Libano e Siria. Espugnato nel 1270 dal sultano Baibars, fu rimaneggiato con l’aggiunta di strutture di stile arabo. Il complesso, in ottimo stato di conservazione e  interamente visitabile al suo interno, offre la possibilità di itinerari interessanti, fra torrioni, cortili interni ornati da pregevoli bassorilievi, rampe che connettono i diversi corpi dell’edificio e passaggi segreti. Proseguimento per Hama. giro di Hama che sorge proprio sulle rive del fiume, all’interno di un riposante parco al centro della città, si trova la zona delle Norie, l’immagine-simbolo di Hama. Sono grandi ruote idrauliche di legno (con un diametro che arriva ai 20 metri) i cui prototipi risalgono all’età ottomana, che venivano utilizzate nei secoli passati per raccogliere e indirizzare le acque del fiume all’irrigazione dei campi e al rifornimento della città. Sistemazione in Hotel.

 

Giorno 3

Hama – Apamea – Ebla - Aleppo

Proseguimento per Apamea. Terremoti e rapine ripetute per secoli hanno fatto assumere un aspetto assai disastrato ai resti della città di origine antichissima, rifondata con il nome di Apamea nel III secolo a.C. da Seleuco ( amico e uno dei successori di Alessandro Magno)  ,  fiorente in epoca imperiale romana e bizantina. Nell’area archeologica, oltre al sito del grande teatro (molto deteriorato), resta lungo il cardo a segnare il cuore topografico di una mappa ormai solo di rovine, un moncone del colonnato di epoca traianea (II sec. d.C.) che ornava l’intero percorso della via principale della città: le colonne in marmo rosato, presentano una rara lavorazione a tortiglioni che sale, colonna dopo colonna, alternando in speculare simmetria una spirale destrorsa ad una sinistrorsa con un effetto di ricercata eleganza. I moti spiraliformi puntualmente alternati impreziosiscono la composizione rendendola mobile e flessuosa ed evocano dalle pieghe del marmo suggestivi giochi di luce, distraendo la prospettiva dalla fuga sul rettilineo. Si passa accanto al Tell di Ebla: sul rilievo sono conservate scarse rovine dei palazzi dell’antica città-stato sumerica fiorente fin dal 2500 a.C. e distrutta verso il 1600 a.C. dagli Hittiti. I reperti più significativi, portati alla luce negli ultimi decenni da una spedizione archeologica italiana, sono le migliaia di tavolette di argilla in dialetto sumerico, che contenevano l’archivio economico e politico della città (ora conservate al Museo di Aleppo).  Proseguiamo per le Città morte: Al Bara e Serjilla,  sono città abbandonate a seguito di un terremoto e Resti di epoca romana sono anche visibili a Sergilla, dove quella che un tempo era stata probabilmente una stazione termale molto frequentata (forse anche con funzione “turistica”: notevoli i resti delle terme-albergo) è ora inserita nell’aspra desolazione di un deserto petroso.  Arrivo ad Aleppo. Pernottamento in hotel.

 

Giorno 4

Aleppo  - Monastero di  S. Simeone

Visita di Aleppo Seconda città della Siria e una delle più antiche città del mondo. Si trova a nord-ovest del Paese sull'altopiano siriano settentrionale. Aleppo è anche detta la "città grigia" (esh-Sheba) a causa del caratteristico colore delle case costruite con roccia calcarea. Questo soprannome è invece completamente inadatto a descrivere il "carattere" di questa città, che grazie alla sua posizione, era il crocevia delle strade carovaniere tra Mesopotamia, Turchia, Arabia e mar Mediterraneo, e quindi punto di incontro tra varie culture. Infatti Aleppo è abitata da varie etnie: arabi, turchi, armeni e, inoltre, si mescolano diverse religioni che quindi la rendono molto "colorata" per la diversità di usi e costumi che si trovano in questa grande città. Si può ammirare la totalità della città dalla cittadella, da dove lo sguardo spazia sui tetti dai quali sbucano i minareti delle moschee. Da non perdere una visita al suq, nei sui 12 chilometri di stradine si viene avvolti dagli odori delle spezie, i colori delle stoffe e dal rumore della folla in movimento tra i numerosissimi negozietti. Aleppo è stata abitata fin dal 3000 a.C. probabilmente a causa della collina alta 50 metri che ne faceva un luogo facilmente difendibile.  Nel II millennio a.C. fu la capitale del regno amorreo di Yamchad, un popolo semitico stanziato in queste zone e nell'oasi di Palmyra fin dal III millennio a.C. e che fondarono la prima dinastia di Babilonia il cui più famoso re fu Hammurabi. Yamchad fu contesa tra i Mitanni, gli Egizi e gli Ittiti fino a diventare prima vassallo di questi ultimi e quindi sotto il dominio diretto del sovrano ittita Shuppiluliuma I e del figlio Telepinu.  Distrutta ad opera dei Popoli del Mare, la cui origine è ancora incerta, agli inizi del XII sec. a.C. diventò in seguito una delle città stato assiro-ittite fino alla conquista dell'intera regione da parte del re assiro Tiglat-Pilesar III, all'incirca nel 745-727 a.C. Aleppo fu successivamente dominata dai Medi e quindi conquistata nel 539 a.C. da Ciro re persiano della dinastia degli achemenidi. Gli achemenidi mantennero il dominio della città fino alla conquista da parte di Alessandro Magno nel 333 a.C. Dopo il 300 a.C., Aleppo fu ricostruita in stile ellenistico da Seleuco I Nicatore, che le diede il nome di Beröa, fu un buon periodo di sviluppo della città che continuò anche dopo la conquista romana nel 69 a.C. da parte di Pompeo. Nei settecento anni della dominazione romana, prima, e bizantina poi, vennero costruite strade colonnate, terme, templi, palazzi e chiese di cui, fino ai giorni nostri, non è arrivato quasi nulla.  Nel 636 d.C. Aleppo fu conquistata dall'arabo mussulmano Khalid ibn al-Walid quindi divenne un centro mussulmano ma perse d'importanza rispetto la capitale omayyade Damasco. Nel 945 d.C. fu scelta come residenza della dinastia sciita hamdanide e diventò la capitale del principato nordsiriano sotto il dominio del califfo abbaside di Baghdad.  Fu conquistata dall'imperatore bizantino Niceforo Foca, verso la fine del X secolo, successivamente divenne tributaria dei fatimidi sciiti del Cairo e quindi passò in mano ai mirdasidi nel 1023 e ai selgiuchidi ottomani nel 1094.

Aleppo fu assediata dai crociati nel 1124 e riconquistata dal curdo Saldino nel 1183 che riuscì ad imporre l'islamismo sunnita a quello sciita. Il figlio di Saldino, az-Zahir Ghazi, riportò la città all'apice dello splendore ma fu conquistata dai mongoli 1260 proprio mentre in Egitto i mamelucchi si ribellarono assumendo il comando. Aleppo divenne così una cittadina provinciale. Solo nel 1400 e successivamente sotto il dominio ottomano, la città tornò ad avere la grande importanza commerciale che mantiene anche ora.  La perla della zona è però il complesso degli edifici costruiti intorno alla colonna di S.Simeone lo Stilita, risalente alla fine del V secolo: la splendida basilica, cui fa da controcanto l’elegante battistero, ha il suo fulcro architettonico e simbolico in un alto piedistallo a gradoni su cui posa, imponente, il torso eroso dal tempo della leggendaria colonna di 7 metri, che poi il santo fece innalzare a 18, e su cui passò quarantadue anni, distaccato dal mondo e più vicino a dio. Rientro ad Aleppo tempo a disposizione per visitare la città di notte si consiglia di visitare un bagno turco ( Hammam ) dove si può rivivere  ii riti degli antichi romani che si recavano alle terme. sistemazione in Hotel

 

Giorno 5

Valle dell’ Eufrate – Sergiopolis - Deir Ezzor

La giornata ha come meta la zona orientale del paese e l’Eufrate. Escursione a Sergiopolis: il sontuoso arco che accoglie il viaggiatore alla porta principale di questa città bizantina del VI secolo d.C:, promette una ricchezza di edifici che, all’interno del perimetro delle mura, non si trova. La città infatti è scavata solo in minima parte ed emergono dal suolo solo i resti più imponenti delle terme e della grande basilica. Ma ciò che rende questo luogo unico e inimitabile è la cinta di muri ad archi, ottimamente conservata, che delinea nettamente il confine tra la città e il deserto e circoscrive lo spazio civile senza però precludere l’aperto intorno, lasciando intravvedere attraverso i fori delle arcate che si rincorrono il deserto circostante. Di passaggio sarà possibile visitare le rovine delle due cittadelle di Halabye, la cittadella fortificata fondata nel III secolo d.C. dai Palmireni per difendersi dai Parti e potenziata poi, dopo la conquista romana, sotto Giustiniano. Della cittadella, così come della gemella Zelabye (dal nome della regina Zenobia) di fronte sull’altra riva del fiume, restano scarse rovine: cinta di mura che corrono su per la collina, le acropoli con le basiliche cristiane che dominano gli abitati al posto dei templi antichi.Nel pomeriggio è previsto l’arrivo a Deirezzor, sulle rive dell’Eufrate. Desertica e insieme fertile, dolce e infinita è la bellezza del fiume, tanto da non deludere l’attesa di chi si accosta con emozione all’acqua antica di uno dei due fiumi in mezzo a cui stava la leggendaria Mesopotamia: Eufrate perché euphrainei “rasserena” diceva la fantasiosa etimologia greca.  Arrivo a Deir Ezzor. Pernottamento in Hotel.

 

Giorno 6

Deir Ezzor - Mari - Doura -  Palmira.

Dopo la prima colazione partenza verso est in direzione della mitica Palmira. Lungo le rive del fiume si apprezzerà l’opulenza della striscia di terra resa fertile dal fiume: verso il confine con l’Iraq, in un paesaggio nuovamente desertico, ma mosso da profili di scabre colline, la prima sosta prevista è alla labirintica reggia di Mari, forse il palazzo più antico del mondo. Sotto uno dei tell (colline) rinvenute cinquant’anni orsono da una missione archeologica francese, stanno le rovine del centro burocratico, economico e religioso della raffinatissima civiltà risalente al III millennio a.C., di cui già è stato possibile avere un assaggio al Museo di Aleppo. Sotto una tettoia, che ripara gli alti muri di argilla dagli affronti del sole e del vento, lunghi corridoi in penombra, tagliati da lame di luce bianca che filtra dall’imperfetta copertura, introducono alla struttura ancora perfettamente leggibile del vasto palazzo: la sala del trono, gli archivi (in cui furono trovate le famose tavolette), la sala “della sacerdotessa”, i cortili interni del gineceo. L’architettura straordinaria di questo luogo si anima se, con uno sforzo di immaginazione, si proverà a collocare qui, dove furono rinvenute ancora al loro posto soltanto poche decine di anni fa, le statue in marmo chiaro disperse ora nei musei di Aleppo, di Damasco (e purtroppo anche al Louvre) esemplari di quest’arte unica, arcaica e ieratica. Arrivo a Doura Europos, dove una cinta di mura racchiude, come a Sergiopolis, il perimetro di una vasta città ellenistico-romana, distrutta dall’imperatore Aureliano nel 272 d.C., e ancora scavata in minima parte. Accanto al santuario di Zeus Baal e delle altre divinità ellenistiche che contaminano, nei nomi e nei culti, elementi greci e orientali, stanno i resti di una sinagoga ebraica e delle prime chiese cristiane: un esempio singolare di sincretismo culturale e religioso in questo crocevia di mondo in cui evidentemente la popolazione, perennemente sotto la minaccia dell’invasione partica, aveva interesse e traeva profitto a convivere in buona armonia.In serata arrivo a Palmyra.. Pernottamento in hotel.

 
Giorno 7

Palmira

Visita di Palmira, la città-stato ricchissima e potente, da dove la regina Zenobia nel III secolo d.C. seppe tener testa ad Aureliano e allo strapotere dei romani; ma Palmyra è anche, soprattutto, il luogo intorno a cui fin dalle prime esplorazioni alla fine del ‘700 si concentrano i sogni e le fantasie degli esploratori e poi dei viaggiatori del Medioriente. Le rovine colgono il visitatore un po’ di sorpresa: una colonna a fianco della strada e si è già accanto all’imponente tempio di Zeus Baal. Fino a poco più di cento anni fa il villaggio arabo, che ora costeggia da presso la zona archeologica, era tutto contenuto nel perimetro del tempio: tempio sontuoso e ridondante di una città opulenta e orgogliosa, conserva, oltre alle strutture architettoniche in ottimo stato di conservazione, anche marmi di rivestimento e preziosi bassorilievi scolpiti con immagini di divinità, di animali, di offerte votive. Ma oltre al grande tempio, Palmira è soprattutto il lungo sfilare del colonnato e delle rovine attorno, che accompagnano il percorso dell’asse dell’antica città, lungo il cardo. Come una pista di sabbia incorniciata da un magnifico colonnato, la via sembra conservare, pur fra tanta opulenza monumentale, la prima sua funzione e il primo aspetto di strada di scorrimento carovaniero: il fondo sfuma, dolcemente e senza interruzioni nel deserto. Al centro del cardo, un monumentale Tetrapylon ricorda che, alfine, l’imperatore di Roma trionfò sulla superba regina: è il fuoco prospettico intorno a cui  ruotano gli scenari metafisici di questa città che, priva di mura, ha nell’incrocio fra le due vie portanti il punto di coesione e di distribuzione delle sue linee di fuga. Tra i diversi resti di templi e di edifici, incroci di successive stratificazioni, c’è un segno tutto greco: è il piccolo, perfetto, teatro di Adriano, capolavoro di perfezione, ben conservato e restaurato, che conserva come un tesoro la memoria dell’imperatore che -come scrive Marguerite Yourcenar- “in greco sognò e visse” e volle fare Grecia in ogni angolo del mondo in cui si estendeva il dominio di Roma. Dall’alto del castello Ommayyade che sovrasta l’oasi di Palmira, si osservano come in una mappa aerea le rovine e la valle delle tombe che si incunea fra rilievi rocciosi. Tombe come piccoli edifici (alcune visitabili) a due o a più piani, che conservano il ricordo delle famiglie potenti della zona nei primi secoli della nostra era.  sistemazione in Hotel pernottamento.

 

Giorno 8

Palmira – Deir Mar Musa - Damasco

Ultime visite di Palmira,  e partenza per la strada che ci porterà attraverso una pietrosa valle al monastero di Deir Mar Musa, l’antichità del luogo cela un luogo dove si sperimenta le relazioni cristiano-musulmane. Il Monastero è stato costruito su uno sperone di roccia a 1.500 metri. Esternamente quasi non si vede confuso come è tra le rocce. Un luogo del dialogo, il monastero di San Mosè l'Abissino da alcuni anni è diventato un centro di dialogo, basato sulla condivisione delle esperienze e della preghiera. Il monastero è molto suggestivo ma richiede un certo spirito di adattamento per essere visitato. Dall'ampio terrazzo si gode la vista del sole che sta calando alle spalle del monastero e la luce sembra infiammare la pianura arida di fronte. monastero fu fondato nel VI secolo da un membro della famiglia reale etiopica chiamato Moses (o Musa), che preferì la vita monastica al trono. Fuggì dall'ira della sua famiglia, trovando rifugio prima in Egitto e poi in Palestina e, in seguito, fondò diversi monasteri nell'attuale Siria, tra cui questo, edificato sul sito in cui si trovava una vecchia torre di osservazione romana. Nell'XI secolo il monastero fu sede di un vescovado e fiorì fino al XV secolo; in seguito cominciò il suo declino e intorno al 1830 venne abbandonato". All'inizio degli anni '80, rovine che giacevano in quasi totale abbandono. La comunità monastica era scomparsa da tempo e l'area era meta solo di passeggiate e visite di gente del luogo o di curiosi, quando fu riscoperta da padre Paolo Dall'Oglio, gesuita italiano e superiore della comunità.. Con l'aiuto della comunità cattolica siriana (in primis il diacono di Aleppo Jak Murad), egli iniziò l'attività di restauro, grazie anche a campi di lavoro e di preghiera formati da volontari locali ed europei. La fondazione stabile della comunità monastica di Mar Musa iniziò a partire dal 1991. Ci potremo perdere nel fascino e la pace di questi luoghi e nella contemplazione.  Nel pomeriggio partenza per Damasco arrivo in Hotel. Pernottamento. (N.B. Se lo si desidera si può anche restare a dormire a “Deir Mar Musa” ricordatevi però che è un luogo molto spartano bisogna avere la torcia e l’asciugamano e si dorme nelle camerate della foresteria. Il premio è una magnifica alba sul deserto)

Giorno 9

Bosra

Dopo la prima colazione partenza un meraviglioso luogo della storia: Bosra, magnifico  sito archeologico che ebbe il suo splendore in età romana, costruito in pietra basaltica e per questo chiamata “la città nera”. il luogo è famoso per il suo spettacolare teatro, una delle meraviglie dell’architettura romana, il secondo teatro, per proporzioni e stato di conservazione, dell’intero bacino del Mediterraneo (il primo è quello di Orange, in territorio francese). Ma la peculiarità di questo strabiliante monumento sta in una qualità che pare essere la cifra di Bosra: la policromia. Nell’edificio, ben conservato perché utilizzato dal XIII secolo come roccaforte contro i crociati (e ora splendidamente restaurato) si alterna al nero del basalto il bianco-rosato del marmo di Apamea, restituendo l’effetto di una riflessione di intense variazioni cromatiche: la policromia ritorna poi, ma con l’intermittenza nuova del bianco e del grigio, nella struttura di un elegante Ninfeo. Ma ciò che rende Bosra un luogo singolarmente felice è il fatto che è una città viva: la gente si è insediata con le cose, con le case, le botteghe e il resto, dentro agli edifici antichi, ha rappezzato le costruzioni più in buono stato, infilando intarsi di marmo nelle feritoie dei muri, usando, come un tempo, i templi come cave di pietre per nuove edificazioni, inventando tetti di lamiera dove mancavano. La visita a Bosra è, in questo senso, l’esperienza di un uso inconsapevole, ma vitale anziché museale o fossilizzato, della memoria, della storia e del passato. Rientro a Damasco . Sistemazione in Hotel.

 

Giorno 10

Damasco

Giornata dedicata alla visita di Damasco, la metropoli addossata al fianco del Djebel Qassioun, un contrafforte dell’Anti-Libano, che è anche nelle sue strutture architettoniche e urbanistiche, il simbolo delle diverse stratificazioni storiche, degli incroci e dei mille volti della civiltà siriana. Le tappe obbligate del tour di Damasco comprendono il ricco e colorato souk, la stupenda moschea degli Ommayyades, costruita nell’VIII secolo come “simbolo della supremazia politica e del prestigio morale dell’Islam”. Così descrive la moschea Robert Byron, La via per l’Oxiana, Adelphi 1993: La moschea degli Omayyadi, molto restaurata dopo l'incendio del 1893, risale all'VIII secolo. Il grandioso porticato, sopra il quale corre una galleria, possiede le belle proporzioni e lo stesso ritmo imponente, nella sua nudità islamica, della Biblioteca del Sansovino a Venezia. Originariamente, questa nudità era rivestita di mosaici scintillanti. Ne rimangono dei frammenti: i primi paesaggi della tradizione europea. Nonostante il loro pittoresco di tipo pompeiano, con i palazzi a colonnati e i castelli sulle rocce, sono veri e propri paesaggi e non semplici decorazioni, come rivela l'attenzione, pur entro costrizioni formali, per l'individualità di un albero o l'energia di un ruscello. La fattura non può essere che greca; preannunciano, molto appropriatamente, le vedute di Toledo dipinte da El Greco. Ancor oggi, nell'istante in cui il sole colpisce un frammento del muro esterno, si può immaginare l'antica magnificenza del verde e dell'oro, quando il cortile splendeva delle magiche scene concepite dalla fantasia degli arabi per compensare le aride eternità del deserto. Si continua con una passeggiata nel quartiere cristiano di Bab Touma , e la visita al Museo Nazionale Siriano, che consente di ripercorrere in un suggestivo riepilogo l’intero paese, da Ebla alla sinagoga di Doura Europos, dagli ipogei di Palmyra alla lontanissima Mari. Sulle pareti del Museo una serie di carte geografiche ricapitolano, nel corso di cinque millenni, le alterne fasi dell’epocale scontro fra la “civiltà islamica” e l’Occidente: lo schema proposto segue però l’ ottica molto particolare della storiografia siriana che rintraccia un filo di continuità tra la protostoria e l’Islam: e in questa spaesante prospettiva la continuità delle “civiltà autoctone” -da Mari, agli Assiri,  all’Islam-, sarebbe stata interrotta soltanto nelle fasi di “invasione” greco-romana e bizantina.

(N.B. l’ordine delle visite può essere variato). Di sera tour panoramico di Damasco di notte. Pernottamento in hotel.

 

Giorno 11

Damasco – Italia

Dopo la prima colazione in albergo, trasferimento in aeroporto per il volo di ritorno in Italia.

CLIMA

Il clima è di tipo mediterraneo. Da aprile a fine ottobre a Damasco e nelle città interne il clima è caldo/ secco (temperature tra 25 e oltre 40 gradi centigradi); a Lattakia, e in generale sulla costa, il clima è più umido. In inverno (da novembre a marzo) il clima è  abbastanza temperato. I mesi più freddi sono gennaio e febbraio, con temperature che possono scendere anche intorno a zero gradi (possibili nevicate). Le piogge sono in generale scarse.

 

ASPETTI  PRATICI

Spostamenti in  Minibus alcune visite prevedono delle camminate piuttosto impegnative, non è necessario essere degli sportivi ma prepararsi a visite molto intense.

 

Fuso Orario - Un ora in più rispetto all’Italia.

 

Visto  - Ottenibile all’arrivo a Damasco

 

LE NOSTRE SISTEMAZIONI

Damasco: Dar Al Yesemen  3* - 4 Notti

Aleppo :  Dar Zamaria  4* - 2 Notti

Hama:  Oriental House 3* - 1 Notte

Palmira: Heliopolis Hotel 3* - 2 Notti

Deir Ezzor:  Badiet Cham Hotel 4* - 1 Notte

La quota comprende: 

Passaggi aerei con voli di linea  in classe economica

20 Kg. di franchigia bagaglio

Sistemazioni in Hotel

Trasferimenti in  minibus

Visite ed escursioni come da programma

Pasti: solo prima colazione o mezza pensione con pagamento del supplemento.

Accompagnatore locale di lingua italiana

La quota non comprende:

·           

Tutte le tasse aeroportuali pagabili in loco e nel biglietto intercontinentale

Tasse di sicurezza e tasse doganali terrestri pagabili solamente in loco

Visto in frontiera

Bevande, mance ed extra in genere

Escursioni facoltative

Tasse locali

Quota d’iscrizione € 45,00 a persona

Polizza assicurativa obbligatoria

Tutto quanto non espressamente menzionato in “La quota comprende”

 

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