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Itinerario
Giorno 1
Italia -
Damasco
Partenza dall’Italia, Arrivo ad Damasco
accoglienza all’aeroporto e trasferimento. sistemazione in hotel,
pernottamento.
Giorno 2
Maaloula – Krak des Chevaliers -Hama
Dopo la prima colazione partenza per
Maaloula, villaggio perso nelle montagne siriane dove ancora la comunità
cristiana celebra la messa nella lingua con la quale Gesù di Nazaret, il
Cristo, predicava, l’Aramaico.
( clicca qui e Ascolta il "Padre Nostro in Aramaico) Si prosegue ancora fino alla tappa più
importante della giornata, che è la visita ad una delle più
straordinarie strutture architettoniche medievali di tutto il Medioriente: il Crac dei Cavalieri, fortezza costruita dai Crociati nel
XII secolo.Il Krac, uno dei monumenti più noti della Siria, fu edificato
in diverse fasi dai Crociati tra il XII e il XIII secolo, in una
posizione strategica, all’incrocio fra Turchia, Libano e Siria.
Espugnato nel 1270 dal sultano Baibars, fu rimaneggiato con l’aggiunta
di strutture di stile arabo. Il complesso, in ottimo stato di
conservazione e interamente visitabile al suo interno, offre la
possibilità di itinerari interessanti, fra torrioni, cortili interni
ornati da pregevoli bassorilievi, rampe che connettono i diversi corpi
dell’edificio e passaggi segreti. Proseguimento per Hama. giro di Hama
che sorge proprio sulle rive del fiume, all’interno di un riposante
parco al centro della città, si trova la zona delle Norie,
l’immagine-simbolo di Hama. Sono grandi ruote idrauliche di legno (con
un diametro che arriva ai 20 metri) i cui prototipi risalgono all’età
ottomana, che venivano utilizzate nei secoli passati per raccogliere e
indirizzare le acque del fiume all’irrigazione dei campi e al
rifornimento della città. Sistemazione in Hotel.
Giorno 3
Hama – Apamea – Ebla - Aleppo
Proseguimento per Apamea. Terremoti e
rapine ripetute per secoli hanno fatto assumere un aspetto assai
disastrato ai resti della città di origine antichissima, rifondata con
il nome di Apamea nel III secolo a.C. da Seleuco ( amico e uno dei
successori di Alessandro Magno) , fiorente in epoca imperiale romana e
bizantina. Nell’area archeologica, oltre al sito del grande teatro
(molto deteriorato), resta lungo il cardo a segnare il cuore topografico
di una mappa ormai solo di rovine, un moncone del colonnato di epoca
traianea (II sec. d.C.) che ornava l’intero percorso della via
principale della città: le colonne in marmo rosato, presentano una rara
lavorazione a tortiglioni che sale, colonna dopo colonna, alternando in
speculare simmetria una spirale destrorsa ad una sinistrorsa con un
effetto di ricercata eleganza. I moti spiraliformi puntualmente
alternati impreziosiscono la composizione rendendola mobile e flessuosa
ed evocano dalle pieghe del marmo suggestivi giochi di luce, distraendo
la prospettiva dalla fuga sul rettilineo. Si passa accanto al Tell di
Ebla: sul rilievo sono conservate scarse rovine dei palazzi dell’antica
città-stato sumerica fiorente fin dal 2500 a.C. e distrutta verso il
1600 a.C. dagli Hittiti. I reperti più significativi, portati alla luce
negli ultimi decenni da una spedizione archeologica italiana, sono le
migliaia di tavolette di argilla in dialetto sumerico, che contenevano
l’archivio economico e politico della città (ora conservate al Museo di
Aleppo). Proseguiamo per le Città morte: Al Bara e Serjilla, sono
città abbandonate a seguito di un terremoto e Resti di epoca romana sono
anche visibili a Sergilla, dove quella che un tempo era stata
probabilmente una stazione termale molto frequentata (forse anche con
funzione “turistica”: notevoli i resti delle terme-albergo) è ora
inserita nell’aspra desolazione di un deserto petroso. Arrivo ad
Aleppo. Pernottamento in hotel.
Giorno 4
Aleppo - Monastero di S. Simeone
Visita di Aleppo Seconda città della
Siria e una delle più antiche città del mondo. Si trova a nord-ovest del
Paese sull'altopiano siriano settentrionale. Aleppo è anche detta la
"città grigia" (esh-Sheba) a causa del caratteristico colore delle case
costruite con roccia calcarea. Questo soprannome è invece completamente
inadatto a descrivere il "carattere" di questa città, che grazie alla
sua posizione, era il crocevia delle strade carovaniere tra Mesopotamia,
Turchia, Arabia e mar Mediterraneo, e quindi punto di incontro tra varie
culture. Infatti Aleppo è abitata da varie etnie: arabi, turchi, armeni
e, inoltre, si mescolano diverse religioni che quindi la rendono molto
"colorata" per la diversità di usi e costumi che si trovano in questa
grande città. Si può ammirare la totalità della città dalla cittadella,
da dove lo sguardo spazia sui tetti dai quali sbucano i minareti delle
moschee. Da non perdere una visita al suq, nei sui 12 chilometri di
stradine si viene avvolti dagli odori delle spezie, i colori delle
stoffe e dal rumore della folla in movimento tra i numerosissimi
negozietti. Aleppo è stata abitata fin dal 3000 a.C. probabilmente a
causa della collina alta 50 metri che ne faceva un luogo facilmente
difendibile. Nel II millennio a.C. fu la capitale del regno amorreo di
Yamchad, un popolo semitico stanziato in queste zone e nell'oasi di
Palmyra fin dal III millennio a.C. e che fondarono la prima dinastia di
Babilonia il cui più famoso re fu Hammurabi. Yamchad fu contesa tra i
Mitanni, gli Egizi e gli Ittiti fino a diventare prima vassallo di
questi ultimi e quindi sotto il dominio diretto del sovrano ittita
Shuppiluliuma I e del figlio Telepinu. Distrutta ad opera dei Popoli
del Mare, la cui origine è ancora incerta, agli inizi del XII sec. a.C.
diventò in seguito una delle città stato assiro-ittite fino alla
conquista dell'intera regione da parte del re assiro Tiglat-Pilesar III,
all'incirca nel 745-727 a.C. Aleppo fu successivamente dominata dai Medi
e quindi conquistata nel 539 a.C. da Ciro re persiano della dinastia
degli achemenidi. Gli achemenidi mantennero il dominio della città fino
alla conquista da parte di Alessandro Magno nel 333 a.C. Dopo il 300 a.C.,
Aleppo fu ricostruita in stile ellenistico da Seleuco I Nicatore, che le
diede il nome di Beröa, fu un buon periodo di sviluppo della città che
continuò anche dopo la conquista romana nel 69 a.C. da parte di Pompeo.
Nei settecento anni della dominazione romana, prima, e bizantina poi,
vennero costruite strade colonnate, terme, templi, palazzi e chiese di
cui, fino ai giorni nostri, non è arrivato quasi nulla. Nel 636 d.C.
Aleppo fu conquistata dall'arabo mussulmano Khalid ibn al-Walid quindi
divenne un centro mussulmano ma perse d'importanza rispetto la capitale
omayyade Damasco. Nel 945 d.C. fu scelta come residenza della dinastia
sciita hamdanide e diventò la capitale del principato nordsiriano sotto
il dominio del califfo abbaside di Baghdad. Fu conquistata
dall'imperatore bizantino Niceforo Foca, verso la fine del X secolo,
successivamente divenne tributaria dei fatimidi sciiti del Cairo e
quindi passò in mano ai mirdasidi nel 1023 e ai selgiuchidi ottomani nel
1094.
Aleppo fu assediata dai crociati nel 1124
e riconquistata dal curdo Saldino nel 1183 che riuscì ad imporre
l'islamismo sunnita a quello sciita. Il figlio di Saldino, az-Zahir
Ghazi, riportò la città all'apice dello splendore ma fu conquistata dai
mongoli 1260 proprio mentre in Egitto i mamelucchi si ribellarono
assumendo il comando. Aleppo divenne così una cittadina provinciale.
Solo nel 1400 e successivamente sotto il dominio ottomano, la città
tornò ad avere la grande importanza commerciale che mantiene anche ora.
La perla della zona è però il complesso degli edifici costruiti intorno
alla colonna di S.Simeone lo Stilita, risalente alla fine del V secolo:
la splendida basilica, cui fa da controcanto l’elegante battistero, ha
il suo fulcro architettonico e simbolico in un alto piedistallo a
gradoni su cui posa, imponente, il torso eroso dal tempo della
leggendaria colonna di 7 metri, che poi il santo fece innalzare a 18, e
su cui passò quarantadue anni, distaccato dal mondo e più vicino a dio.
Rientro ad Aleppo tempo a disposizione per visitare la città di notte si
consiglia di visitare un bagno turco ( Hammam ) dove si può rivivere ii
riti degli antichi romani che si recavano alle terme. sistemazione in
Hotel
Giorno 5
Valle dell’ Eufrate – Sergiopolis -
Deir Ezzor
La giornata ha come
meta la zona orientale del paese e l’Eufrate. Escursione a Sergiopolis:
il sontuoso arco che accoglie il viaggiatore alla porta principale di
questa città bizantina del VI secolo d.C:, promette una ricchezza di
edifici che, all’interno del perimetro delle mura, non si trova. La
città infatti è scavata solo in minima parte ed emergono dal suolo solo
i resti più imponenti delle terme e della grande basilica. Ma ciò che
rende questo luogo unico e inimitabile è la cinta di muri ad archi,
ottimamente conservata, che delinea nettamente il confine tra la città e
il deserto e circoscrive lo spazio civile senza però precludere l’aperto
intorno, lasciando intravvedere attraverso i fori delle arcate che si
rincorrono il deserto circostante. Di passaggio sarà possibile visitare
le rovine delle due cittadelle di Halabye, la cittadella fortificata
fondata nel III secolo d.C. dai Palmireni per difendersi dai Parti e
potenziata poi, dopo la conquista romana, sotto Giustiniano. Della
cittadella, così come della gemella Zelabye (dal nome della regina
Zenobia) di fronte sull’altra riva del fiume, restano scarse rovine:
cinta di mura che corrono su per la collina, le acropoli con le
basiliche cristiane che dominano gli abitati al posto dei templi
antichi.Nel pomeriggio è previsto l’arrivo a Deirezzor, sulle rive
dell’Eufrate. Desertica e insieme fertile, dolce e infinita è la
bellezza del fiume, tanto da non deludere l’attesa di chi si accosta con
emozione all’acqua antica di uno dei due fiumi in mezzo a cui stava la
leggendaria Mesopotamia: Eufrate perché euphrainei “rasserena” diceva la
fantasiosa etimologia greca. Arrivo a Deir Ezzor. Pernottamento in
Hotel.
Giorno 6
Deir Ezzor - Mari - Doura - Palmira.
Dopo la prima colazione partenza verso
est in direzione della mitica Palmira. Lungo le rive del fiume si
apprezzerà l’opulenza della striscia di terra resa fertile dal fiume:
verso il confine con l’Iraq, in un paesaggio nuovamente desertico, ma
mosso da profili di scabre colline, la prima sosta prevista è alla
labirintica reggia di Mari, forse il palazzo più antico del mondo. Sotto
uno dei tell (colline) rinvenute cinquant’anni orsono da una missione
archeologica francese, stanno le rovine del centro burocratico,
economico e religioso della raffinatissima civiltà risalente al III
millennio a.C., di cui già è stato possibile avere un assaggio al Museo
di Aleppo. Sotto una tettoia, che ripara gli alti muri di argilla dagli
affronti del sole e del vento, lunghi corridoi in penombra, tagliati da
lame di luce bianca che filtra dall’imperfetta copertura, introducono
alla struttura ancora perfettamente leggibile del vasto palazzo: la sala
del trono, gli archivi (in cui furono trovate le famose tavolette), la
sala “della sacerdotessa”, i cortili interni del gineceo. L’architettura
straordinaria di questo luogo si anima se, con uno sforzo di
immaginazione, si proverà a collocare qui, dove furono rinvenute ancora
al loro posto soltanto poche decine di anni fa, le statue in marmo
chiaro disperse ora nei musei di Aleppo, di Damasco (e purtroppo anche
al Louvre) esemplari di quest’arte unica, arcaica e ieratica. Arrivo a
Doura Europos, dove una cinta di mura racchiude, come a Sergiopolis, il
perimetro di una vasta città ellenistico-romana, distrutta
dall’imperatore Aureliano nel 272 d.C., e ancora scavata in minima
parte. Accanto al santuario di Zeus Baal e delle altre divinità
ellenistiche che contaminano, nei nomi e nei culti, elementi greci e
orientali, stanno i resti di una sinagoga ebraica e delle prime chiese
cristiane: un esempio singolare di sincretismo culturale e religioso in
questo crocevia di mondo in cui evidentemente la popolazione,
perennemente sotto la minaccia dell’invasione partica, aveva interesse e
traeva profitto a convivere in buona armonia.In serata arrivo a Palmyra..
Pernottamento in hotel.
Giorno 7
Palmira
Visita di Palmira, la
città-stato ricchissima e potente, da dove la regina Zenobia nel III
secolo d.C. seppe tener testa ad Aureliano e allo strapotere dei romani;
ma Palmyra è anche, soprattutto, il luogo intorno a cui fin dalle prime
esplorazioni alla fine del ‘700 si concentrano i sogni e le fantasie
degli esploratori e poi dei viaggiatori del Medioriente. Le rovine
colgono il visitatore un po’ di sorpresa: una colonna a fianco della
strada e si è già accanto all’imponente tempio di Zeus Baal. Fino a poco
più di cento anni fa il villaggio arabo, che ora costeggia da presso la
zona archeologica, era tutto contenuto nel perimetro del tempio: tempio
sontuoso e ridondante di una città opulenta e orgogliosa, conserva,
oltre alle strutture architettoniche in ottimo stato di conservazione,
anche marmi di rivestimento e preziosi bassorilievi scolpiti con
immagini di divinità, di animali, di offerte votive. Ma oltre al grande
tempio, Palmira è soprattutto il lungo sfilare del colonnato e delle
rovine attorno, che accompagnano il percorso dell’asse dell’antica
città, lungo il cardo. Come una pista di sabbia incorniciata da un
magnifico colonnato, la via sembra conservare, pur fra tanta opulenza
monumentale, la prima sua funzione e il primo aspetto di strada di
scorrimento carovaniero: il fondo sfuma, dolcemente e senza interruzioni
nel deserto. Al centro del cardo, un monumentale Tetrapylon ricorda che,
alfine, l’imperatore di Roma trionfò sulla superba regina: è il fuoco
prospettico intorno a cui ruotano gli scenari metafisici di questa
città che, priva di mura, ha nell’incrocio fra le due vie portanti il
punto di coesione e di distribuzione delle sue linee di fuga. Tra i
diversi resti di templi e di edifici, incroci di successive
stratificazioni, c’è un segno tutto greco: è il piccolo, perfetto,
teatro di Adriano, capolavoro di perfezione, ben conservato e
restaurato, che conserva come un tesoro la memoria dell’imperatore che
-come scrive Marguerite Yourcenar- “in greco sognò e visse” e volle fare
Grecia in ogni angolo del mondo in cui si estendeva il dominio di Roma.
Dall’alto del castello Ommayyade che sovrasta l’oasi di Palmira, si
osservano come in una mappa aerea le rovine e la valle delle tombe che
si incunea fra rilievi rocciosi. Tombe come piccoli edifici (alcune
visitabili) a due o a più piani, che conservano il ricordo delle
famiglie potenti della zona nei primi secoli della nostra era.
sistemazione in Hotel pernottamento.
Giorno 8
Palmira – Deir Mar
Musa - Damasco
Ultime visite di
Palmira, e partenza per la strada che ci porterà attraverso una
pietrosa valle al monastero di Deir Mar Musa, l’antichità del luogo cela
un luogo dove si sperimenta le relazioni cristiano-musulmane. Il
Monastero è stato costruito su uno sperone di roccia a 1.500 metri.
Esternamente quasi non si vede confuso come è tra le rocce. Un luogo del
dialogo, il monastero di San Mosè l'Abissino da alcuni anni è diventato
un centro di dialogo, basato sulla condivisione delle esperienze e della
preghiera. Il monastero è molto suggestivo ma richiede un certo spirito
di adattamento per essere visitato. Dall'ampio terrazzo si gode la vista
del sole che sta calando alle spalle del monastero e la luce sembra
infiammare la pianura arida di fronte. monastero fu fondato nel VI
secolo da un membro della famiglia reale etiopica chiamato Moses (o
Musa), che preferì la vita monastica al trono. Fuggì dall'ira della sua
famiglia, trovando rifugio prima in Egitto e poi in Palestina e, in
seguito, fondò diversi monasteri nell'attuale Siria, tra cui questo,
edificato sul sito in cui si trovava una vecchia torre di osservazione
romana. Nell'XI secolo il monastero fu sede di un vescovado e fiorì fino
al XV secolo; in seguito cominciò il suo declino e intorno al 1830 venne
abbandonato". All'inizio degli anni '80, rovine che giacevano in quasi
totale abbandono. La comunità monastica era scomparsa da tempo e l'area
era meta solo di passeggiate e visite di gente del luogo o di curiosi,
quando fu riscoperta da padre Paolo Dall'Oglio, gesuita italiano e
superiore della comunità.. Con l'aiuto della comunità cattolica siriana
(in primis il diacono di Aleppo Jak Murad), egli iniziò l'attività di
restauro, grazie anche a campi di lavoro e di preghiera formati da
volontari locali ed europei. La fondazione stabile della comunità
monastica di Mar Musa iniziò a partire dal 1991. Ci potremo perdere nel
fascino e la pace di questi luoghi e nella contemplazione. Nel
pomeriggio partenza per Damasco arrivo in Hotel. Pernottamento.
(N.B. Se lo si desidera si può anche restare a dormire
a “Deir Mar Musa” ricordatevi però che è un luogo molto spartano bisogna
avere la torcia e l’asciugamano e si dorme nelle camerate della
foresteria. Il premio è una magnifica alba sul deserto)
Giorno 9
Bosra
Dopo la prima
colazione partenza un meraviglioso luogo della storia:
Bosra,
magnifico sito archeologico che ebbe il suo splendore in età romana,
costruito in pietra basaltica e per questo chiamata “la città nera”. il
luogo è famoso per il suo spettacolare teatro, una delle meraviglie
dell’architettura romana, il secondo teatro, per proporzioni e stato di
conservazione, dell’intero bacino del Mediterraneo (il primo è quello di
Orange, in territorio francese). Ma la peculiarità di questo
strabiliante monumento sta in una qualità che pare essere la cifra di
Bosra: la policromia. Nell’edificio, ben conservato perché utilizzato
dal XIII secolo come roccaforte contro i crociati (e ora splendidamente
restaurato) si alterna al nero del basalto il bianco-rosato del marmo di
Apamea, restituendo l’effetto di una riflessione di intense variazioni
cromatiche: la policromia ritorna poi, ma con l’intermittenza nuova del
bianco e del grigio, nella struttura di un elegante Ninfeo. Ma ciò che
rende Bosra un luogo singolarmente felice è il fatto che è una città
viva: la gente si è insediata con le cose, con le case, le botteghe e il
resto, dentro agli edifici antichi, ha rappezzato le costruzioni più in
buono stato, infilando intarsi di marmo nelle feritoie dei muri, usando,
come un tempo, i templi come cave di pietre per nuove edificazioni,
inventando tetti di lamiera dove mancavano. La visita a Bosra è, in
questo senso, l’esperienza di un uso inconsapevole, ma vitale anziché
museale o fossilizzato, della memoria, della storia e del passato.
Rientro a Damasco . Sistemazione in Hotel.
Giorno 10
Damasco
Giornata dedicata alla visita di Damasco,
la metropoli addossata al fianco del Djebel Qassioun, un contrafforte
dell’Anti-Libano, che è anche nelle sue strutture architettoniche e
urbanistiche, il simbolo delle diverse stratificazioni storiche, degli
incroci e dei mille volti della civiltà siriana. Le tappe obbligate del
tour di Damasco comprendono il ricco e colorato souk, la stupenda
moschea degli Ommayyades, costruita nell’VIII secolo come “simbolo della
supremazia politica e del prestigio morale dell’Islam”. Così descrive la
moschea Robert Byron, La via per l’Oxiana, Adelphi 1993: La moschea
degli Omayyadi, molto restaurata dopo l'incendio del 1893, risale all'VIII
secolo. Il grandioso porticato, sopra il quale corre una galleria,
possiede le belle proporzioni e lo stesso ritmo imponente, nella sua
nudità islamica, della Biblioteca del Sansovino a Venezia.
Originariamente, questa nudità era rivestita di mosaici scintillanti. Ne
rimangono dei frammenti: i primi paesaggi della tradizione europea.
Nonostante il loro pittoresco di tipo pompeiano, con i palazzi a
colonnati e i castelli sulle rocce, sono veri e propri paesaggi e non
semplici decorazioni, come rivela l'attenzione, pur entro costrizioni
formali, per l'individualità di un albero o l'energia di un ruscello. La
fattura non può essere che greca; preannunciano, molto appropriatamente,
le vedute di Toledo dipinte da El Greco. Ancor oggi, nell'istante in cui
il sole colpisce un frammento del muro esterno, si può immaginare
l'antica magnificenza del verde e dell'oro, quando il cortile splendeva
delle magiche scene concepite dalla fantasia degli arabi per compensare
le aride eternità del deserto. Si continua con una passeggiata nel
quartiere cristiano di Bab Touma , e la visita al Museo Nazionale
Siriano, che consente di ripercorrere in un suggestivo riepilogo
l’intero paese, da Ebla alla sinagoga di Doura Europos, dagli ipogei di
Palmyra alla lontanissima Mari. Sulle pareti del Museo una serie di
carte geografiche ricapitolano, nel corso di cinque millenni, le alterne
fasi dell’epocale scontro fra la “civiltà islamica” e l’Occidente: lo
schema proposto segue però l’ ottica molto particolare della
storiografia siriana che rintraccia un filo di continuità tra la
protostoria e l’Islam: e in questa spaesante prospettiva la continuità
delle “civiltà autoctone” -da Mari, agli Assiri, all’Islam-, sarebbe
stata interrotta soltanto nelle fasi di “invasione” greco-romana e
bizantina.
(N.B. l’ordine delle visite può essere
variato). Di sera tour panoramico di Damasco di notte. Pernottamento in
hotel.
Giorno 11
Damasco – Italia
Dopo la prima
colazione in albergo, trasferimento in aeroporto per il volo di ritorno
in Italia. |